La mappa ACLED dei conflitti nel mondo: i Paesi dove il rischio è più alto

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– I dati dell’ACLED Conflict Index (ACLED sta per Armed Conflict Location & Event Data) offrono una prospettiva utile: non una semplice lista delle guerre in corso, ma una fotografia comparativa dell’intensità dei conflitti, basata su letalità, pericolo per i civili, diffusione geografica della violenza e presenza di gruppi armati.

– L’indice ACLED fornisce una top 50 dei conflitti più intensi, includendo conflitti di qualsiasi tipo. Tra questi 50 viene poi stilata una top 10, nella quale uno dei tre conflitti più discussi dai media, quello tra Russia e Ucraina, NON rientra.

– Conoscere dove la violenza è più intensa e pervasiva può aiutare a valutare con maggiore consapevolezza dove viaggiare, quali aree evitare e quali precauzioni adottare quando ci si sposta nel mondo.

Mondo (Massimiliano Esposito) – Mentre i riflettori internazionali sono puntati sulle crisi che occupano le prime pagine, in molte altre aree del mondo la violenza continua a cambiare forma, intensità e geografia. Guerre, insurrezioni, violenza criminale e scontri tra gruppi armati rendono sempre più complesso capire quali siano le aree più a rischio, soprattutto per chi deve spostarsi.

In questo senso, i dati dell’ACLED Conflict Index (ACLED sta per Armed Conflict Location & Event Data) offrono una prospettiva utile: non una semplice lista delle guerre in corso, ma una fotografia comparativa dell’intensità dei conflitti, basata su letalità, pericolo per i civili, diffusione geografica della violenza e presenza di gruppi armati.

Guardare questi dati oggi significa quindi allargare lo sguardo oltre le crisi più raccontate dai media, ma anche fornire uno strumento concreto per orientarsi: conoscere dove la violenza è più intensa e pervasiva può aiutare a valutare con maggiore consapevolezza dove viaggiare, quali aree evitare e quali precauzioni adottare quando ci si sposta nel mondo.

I dati annuali dell’ultimo Conflict Index di ACLED, diffusi alla fine del 2025, offrono una fotografia strutturale della violenza globale, mentre gli aggiornamenti settimanali permettono di seguirne l’evoluzione. Incrociare le due prospettive consente di capire quali conflitti rappresentano crisi ormai consolidate e quali, invece, stanno attraversando nuove fasi di escalation.

Nel mondo, secondo l’Uppsala Conflict Data Program della Uppsala Universitet svedese, sono in corso ben 65 conflitti separati, solamente contando guerre che coinvolgono 2 governi, quindi non guerre “one-sided” o, ad esempio, guerre tra gang e cartelli della droga.

[Fonte del grafico: https://ucdp.uu.se/]

L’indice ACLED fornisce una top 50 dei conflitti più intensi, includendo conflitti di qualsiasi tipo. Tra questi 50 viene poi stilata una top 10, nella quale uno dei tre conflitti più discussi dai media, quello tra Russia e Ucraina, NON rientra, e questo nonostante l’ACLED stesso lo classifichi come il conflitto con maggior mortalità. Dati sulla guerra in Iran potrebbero invece non essere stati ancora inclusi nell’indice.

I 10 paesi attualmente reputati più pericolosi sono, in ordine: Palestina, Myanmar, Siria, Messico, Nigeria, Ecuador, Brasile, Haiti, Sudan, Pakistan. Seguono poi, nelle successive 5 posizioni: Ucraina, Congo, Camerun, Colombia e Yemen.

Altri dati tanto importanti quanto preoccupanti riportati dall’indice sono i seguenti:

  • Oltre 240.000 persone nel mondo sono state uccise durante i conflitti nei soli 12 mesi precedenti alla pubblicazione del dato
  • Praticamente qualsiasi persona presente in Palestina è stata esposta ad atti di violenza, ragion per la quale è attualmente considerato il paese più pericoloso al mondo
  • Come già detto l’Ucraina è stato il paese col maggior numero di morti, con 78.000 persone uccise
  • 4 dei 10 paesi con il maggior livello di violenza politica si trovano in centro e sud-america
  • Il conflitto in Myanmar è il più frammentato al mondo: si segnala il coinvolgimento di oltre 1.200 gruppi armati distinti in almeno un episodio di violenza.
  • Negli ultimi 12 mesi il Pakistan è diventato un luogo più pericoloso per i civili e il numero di vittime della violenza politica è aumentato, a causa del crescente insorgere di conflitti regionali e di un’escalation di scontri con l’India, breve ma intensa.
  • Haiti è diventata più letale e pericolosa per i civili: oltre 4.500 haitiani sono stati uccisi a causa della violenza politica, mentre sono aumentati anche gli atti di violenza mirata contro la popolazione civile.
  • L’Ecuador è diventato più letale, registrando oltre 1.000 vittime in più (sempre a causa della violenza politica) rispetto al 2024.
  • la violenza delle bande criminali ha continuato ad alimentare l’instabilità: Brasile, Ecuador, Haiti e Messico figurano, come già riportato, tra i dieci Paesi al mondo con i livelli di violenza più gravi.
  • I combattimenti in Siria sono proseguiti nonostante la caduta di Bashar al-Assad
  • La Nigeria non ha trovato tregua nel suo complesso mosaico di conflitti regionali.
  • In Pakistan, l’aggravarsi delle insurrezioni islamiste e separatiste nelle aree periferiche – esacerbato da relazioni talvolta esplosive con i Paesi confinanti – ha portato a un ulteriore deterioramento di un contesto di sicurezza già critico.
  • Forse il dato più allarmante di tutti e che rende meglio l’idea della situazione mondiale attuale: 1 persona ogni 6 è stata esposta ad un conflitto nel corso del 2025.

L’ALCED conclude anche che <<l’impatto dei conflitti armati si sta facendo sempre più grave. I governi e i gruppi armati che ricorrono alla violenza — spesso contro i civili — mostrano una minore moderazione rispetto a qualsiasi altro momento degli ultimi decenni. Costruire e mantenere la pace appare più difficile che mai. Anche quando le guerre sembrano giungere al termine, la violenza spesso riesplode, intrappolando i civili in cicli incessanti di insicurezza. Nel frattempo, l’erosione del sistema umanitario lascia milioni di persone esposte a crisi crescenti, senza alcuna via d’uscita. In questo scenario di cambiamenti epocali, anche la natura dei conflitti sta mutando>>.

Resta da vedere come cambierà il quadro con l’inclusione dei dati più recenti sui conflitti del 2026. In uno scenario ancora in continua evoluzione, è difficile prevedere quali aree vedranno un miglioramento nel breve periodo e quali, invece, nuove escalation. Per questo, quando si pianifica un viaggio o uno spostamento internazionale, è importante informarsi sulla situazione di sicurezza delle destinazioni, valutare attentamente le aree da visitare o anche solo da attraversare prima di giungere a destinazione e adottare le necessarie precauzioni una volta sul posto.