Roma (Redazione) – Il sogno di acquistare una casa nelle grandi città italiane si allontana sempre di più, anche per chi dispone di un reddito stabile e superiore alla media. È il quadro delineato dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance), che fotografa un mercato immobiliare sempre più distante dalle possibilità economiche del ceto medio, con mutui che in molti casi superano la soglia di sostenibilità generalmente riconosciuta dagli istituti di credito.
Il caso più emblematico è quello di Milano, dove un reddito annuo di 59 mila euro non basta più a mantenere la rata del mutuo entro il limite del 30% del reddito netto, considerato la soglia di equilibrio. Secondo l’analisi dell’ANCE, la rata arriverebbe infatti a incidere per circa il 35% delle entrate, rendendo molto più difficile l’accesso al credito anche per lavoratori con una posizione economica solida.
L’emergenza abitativa colpisce soprattutto quelle categorie che garantiscono quotidianamente servizi indispensabili alle città: infermieri, insegnanti, appartenenti alle forze dell’ordine, tranvieri e dipendenti pubblici. Figure professionali fondamentali che, sempre più spesso, non riescono a permettersi un’abitazione nel luogo in cui lavorano e sono costrette a spostarsi verso i comuni dell’hinterland, affrontando lunghi tragitti ogni giorno.
Il fenomeno, tuttavia, non riguarda soltanto il capoluogo lombardo. Anche nelle altre grandi città il peso dei mutui continua ad aumentare. A Roma, con un reddito di circa 33 mila euro, la rata incide per il 36% del reddito disponibile; a Torino servono circa 32 mila euro, con un’incidenza del 30%, mentre a Napoli, con un reddito medio di 26.700 euro, il mutuo assorbe addirittura il 34% delle entrate familiari.
Lo studio mette inoltre in luce un progressivo ampliamento delle disuguaglianze economiche nelle aree urbane più attrattive. A Milano il 10% dei cittadini con i redditi più elevati percepisce entrate pari a circa 27 volte quelle del 10% più povero. Il divario è di 18 volte a Roma, 15 a Torino e 13 a Napoli, confermando una crescente polarizzazione sociale.
Paradossalmente, proprio le città che rappresentano i principali motori dello sviluppo economico nazionale stanno diventando quelle dove acquistare una casa è più difficile. Milano continua ad attrarre investimenti, imprese e lavoratori qualificati, ma questa forte domanda ha alimentato una crescita costante dei prezzi delle abitazioni, restringendo sempre più l’accesso al mercato immobiliare anche per famiglie con redditi medio-alti.
Il tema è tornato al centro dell’agenda politica nazionale. Governo e istituzioni stanno infatti lavorando a nuove misure nell’ambito del Piano Casa, con l’obiettivo di incrementare l’offerta di alloggi accessibili, favorire la collaborazione tra pubblico e privato e sostenere concretamente le famiglie nell’acquisto della prima abitazione.
L’analisi dell’ANCE evidenzia come la questione abitativa non rappresenti più soltanto un problema di mercato, ma una vera sfida sociale. Il rischio è quello di avere città sempre più ricche e attrattive, ma progressivamente meno accessibili proprio per quei lavoratori che, ogni giorno, ne garantiscono il funzionamento, la crescita e la qualità dei servizi.

