– Il 3-3 contro la Roma conferma le qualità offensive degli azzurri, ma riporta in primo piano il problema delle rimonte subite e dei punti lasciati per strada.
– De Bruyne, McTominay e Anguissa sono risorse decisive, ma il Napoli deve trovare maggiore solidità per risalire la classifica e affrontare al meglio i prossimi impegni.
Napoli (Lorenzo Torre) – Il Napoli ha talento, soluzioni offensive e giocatori capaci di cambiare una partita con una giocata. Quello che ancora manca è la continuità necessaria per trasformare queste qualità in risultati. Il pareggio per 3-3 contro la Roma, maturato dopo essere passati in vantaggio per tre volte, è l’ennesima fotografia di una squadra capace di produrre calcio, ma ancora troppo vulnerabile nei momenti decisivi. Il problema non riguarda soltanto la fase difensiva: è soprattutto una questione di gestione della gara, letture e capacità di conservare il vantaggio.
La classifica, dopo otto giornate, colloca gli azzurri al decimo posto con 11 punti, frutto di tre vittorie, due pareggi e tre sconfitte. I 13 gol segnati raccontano un reparto che riesce a trovare la via della rete, mentre i 10 subiti evidenziano margini di miglioramento. Il distacco dalle prime posizioni non è ancora incolmabile, ma il rendimento fin qui registrato è inferiore alle aspettative per una squadra costruita per competere ad alto livello. Servono risultati, prima ancora di proclami o sentenze definitive.
La sfida di sabato ha lasciato indicazioni contrastanti. La rovesciata di Frank Anguissa ha sbloccato il risultato, mentre Scott McTominay ha firmato una doppietta, prima di testa e poi con una conclusione dalla distanza. Il Napoli ha avuto la possibilità di chiudere la partita, ma non è riuscito a sfruttare le occasioni per allungare. La Roma ha accorciato con Soulé, ha trovato il pareggio con Balerdi e, dopo il nuovo vantaggio azzurro, ha ristabilito la parità ancora con il difensore argentino all’89’.
Non è soltanto il risultato a lasciare perplessi, ma la dinamica con cui è maturato. Dopo il 2-0, il Napoli ha incassato due reti in pochi minuti; dopo il 3-2, non è riuscito a proteggere il vantaggio nel finale. In una partita aperta e ricca di occasioni, gli episodi possono spostare gli equilibri, ma una squadra ambiziosa deve anche saper rallentare il ritmo, accorciare le distanze tra i reparti e impedire all’avversario di attaccare con continuità. È qui che gli azzurri devono crescere.

Lo stesso Massimiliano Allegri ha riconosciuto nel dopogara che la squadra si è fatta rimontare troppe volte dall’inizio della stagione. Una considerazione che individua il problema senza nascondersi dietro la prestazione positiva. Il tecnico ha anche sottolineato le occasioni non sfruttate, a partire dalla possibilità di trovare il terzo gol prima della reazione romanista. Il Napoli, dunque, non deve rinunciare a quanto di buono sta mostrando, ma imparare a rendere più efficace il proprio calcio nei momenti in cui la partita richiede lucidità e controllo.
Sul piano tattico, uno degli aspetti più interessanti riguarda la posizione di Kevin De Bruyne. Il belga, impiegato in mezzo al campo nel 4-3-3, può contribuire alla costruzione e cercare subito la verticalizzazione, liberando le mezzali per gli inserimenti. La qualità del suo primo passaggio e la capacità di leggere gli spazi rappresentano risorse importanti, soprattutto quando gli avversari difendono bassi e il Napoli ha bisogno di accelerare la manovra.
La prestazione di McTominay e il gol di Anguissa dimostrano quanto questa soluzione possa valorizzare gli uomini a disposizione. Lo scozzese attacca l’area con tempi efficaci e possiede una conclusione pericolosa anche dalla distanza; il camerunese aggiunge fisicità e capacità di rompere gli equilibri. Il rischio, però, è che il rendimento offensivo finisca per dipendere eccessivamente dagli inserimenti dei centrocampisti. Højlund, Lang e Politano devono trovare maggiore continuità nel contribuire alla produzione offensiva, ciascuno con le proprie caratteristiche.
L’equilibrio del centrocampo resta un tema centrale. La presenza di De Bruyne offre qualità e imprevedibilità, ma impone anche di organizzare con attenzione la copertura quando il pallone viene perso. Lobotka rappresenta un’alternativa importante per il controllo del possesso e la gestione della pressione. La scelta tra le diverse soluzioni non può essere ridotta a una questione di nomi: Allegri deve individuare l’assetto che consenta al Napoli di attaccare senza concedere agli avversari spazi eccessivi nelle ripartenze.
Anche le condizioni della rosa incidono sulle possibilità di trovare continuità. Gli infortuni hanno ridotto le alternative in diversi reparti e complicato il lavoro sulle rotazioni. È un fattore da considerare, soprattutto in una fase della stagione in cui campionato e Champions League richiedono energie e disponibilità differenti. Non può, tuttavia, diventare una spiegazione sufficiente per ogni difficoltà: la gestione dei vantaggi e la compattezza della squadra restano aspetti sui quali intervenire indipendentemente dagli uomini disponibili.
Il percorso europeo aggiunge un ulteriore elemento di pressione. Dopo la sconfitta contro l’Arsenal e quella sul campo del Villarreal, il successo per 4-3 contro il Bodø/Glimt ha restituito fiducia sul piano offensivo, ma ha confermato anche la necessità di concedere meno. Il calendario non offre molto tempo per consolidare le certezze: mercoledì 28 ottobre gli azzurri saranno impegnati contro il Monza, domenica 1° novembre affronteranno la Juventus e il 4 novembre voleranno in Portogallo per la sfida con il Porto.
Tre appuntamenti ravvicinati che possono fornire indicazioni importanti sulla capacità della squadra di reagire. Contro il Monza servirà ritrovare la vittoria e interrompere la dispersione di punti; la sfida con la Juventus richiederà attenzione e maturità nei momenti di pressione; in Champions League sarà fondamentale coniugare ambizione e gestione delle energie. A complicare il quadro c’è anche la squalifica di Allegri, che non potrà guidare la squadra dalla panchina nelle prossime due gare.
Il Napoli non è una squadra priva di identità, ma un gruppo che deve ancora rendere compatibili le proprie ambizioni offensive con una maggiore affidabilità. Il potenziale è evidente, come dimostrano i gol e le prestazioni di alcuni dei suoi uomini più importanti. La classifica, però, non premia le occasioni create né le partite giocate a tratti meglio degli avversari: premia la capacità di portare a casa il risultato.
La vera sfida per Allegri è proprio questa: rendere il Napoli una squadra capace di essere pericolosa senza perdere equilibrio, e di difendere un vantaggio senza smettere di giocare. Il pareggio con la Roma può lasciare rimpianti, ma anche indicare con chiarezza la direzione del lavoro. La qualità da sola non basta più: per risalire, gli azzurri devono trasformare il talento in continuità.

