Napoli, Scampia cambia volto: completate le prime tre palazzine di ReStart, 97 nuovi alloggi al posto delle Vele

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– Ultimati gli edifici A1, A2 e A3 del lotto M: il grande programma di rigenerazione promosso dal Comune prevede complessivamente 509 abitazioni, servizi, verde, una scuola dell’infanzia, mercati coperti, nuova viabilità e un Civic Center

– Un investimento da circa 159 milioni di euro ridisegna uno dei luoghi simbolo della periferia napoletana. Gaetano Manfredi: le prime consegne alle famiglie tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. La Regione destina a Scampia ulteriori 13 milioni attraverso il programma Ho.P.E.

Napoli (Domenico Buonanno) – Dove per decenni l’architettura ha finito per diventare quasi il sinonimo di un disagio, oggi sorgono case pensate per restituire normalità, servizi e dignità dell’abitare. Scampia attraversa una delle trasformazioni urbanistiche più significative della propria storia: sono state completate le prime tre palazzine del progetto ReStart Scampia, gli edifici A1, A2 e A3 del lotto M, per complessivi 97 nuovi alloggi.

È il primo risultato tangibile di un programma assai più vasto, promosso dal Comune di Napoli e concepito per modificare non soltanto l’aspetto di una porzione della periferia settentrionale, ma il rapporto stesso tra abitazioni, spazi pubblici, servizi e comunità.

ReStart Scampia dispone di un piano di finanziamenti pari a circa 159 milioni di euro e prevede complessivamente 509 nuovi alloggi, accompagnati da una nuova viabilità di quartiere, aree pubbliche e servizi. Le risorse provengono da diversi canali di finanziamento, tra i quali Pnrr, Pon Metro e fondi destinati alle periferie.

Il primo lotto porta la firma dello studio internazionale Settanta7, insieme a Studio Perillo e Studio Valle Progettazioni, mentre la realizzazione è affidata a Piloda Building/Operazione Srl.

Le tre nuove palazzine sorgono davanti alla Vela Celeste, l’unica delle strutture interessate dal programma destinata a essere conservata e riqualificata, assumendo una funzione differente rispetto a quella originaria e accogliendo servizi e attività di carattere sociale e culturale.

L’intervento insiste su un’area di circa 200mila metri quadrati e affianca alle residenze una scuola per l’infanzia, un Civic Center destinato alle attività sociali e culturali, mercati coperti, aree verdi e orti urbani.

Non semplicemente nuove case, dunque, ma il tentativo di ricucire urbanisticamente un quartiere attraverso funzioni capaci di accompagnare la vita quotidiana delle persone.

La progettazione punta inoltre su edifici ad alta efficienza energetica. Il programma prevede abitazioni Nzeb, vale a dire strutture caratterizzate da un fabbisogno energetico estremamente ridotto, inserite in una concezione dell’edilizia residenziale pubblica distante dal modello che aveva segnato la stagione delle Vele.

Un elemento centrale è rappresentato anche dal percorso di partecipazione costruito con gli abitanti.

Il Comitato Vele di Scampia ha accompagnato infatti il processo di trasformazione rivendicando per anni il diritto a condizioni abitative differenti. In occasione della visita ai nuovi edifici, il rappresentante Omero Benfenati ha definito la giornata «straordinaria», sottolineando il significato assunto dalle nuove abitazioni per famiglie che hanno lungamente atteso una sistemazione dignitosa.

Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, presentando alla stampa i nuovi alloggi, ha indicato tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 il periodo previsto per le prime consegne. I primi destinatari saranno nuclei familiari provenienti dalle Vele Gialla e Rossa.

Il programma assume un significato ancora più profondo dopo la tragedia del luglio 2024 alla Vela Celeste, quando il crollo di un ballatoio provocò tre vittime e numerosi feriti, imprimendo un’ulteriore accelerazione al percorso per garantire nuove sistemazioni alle famiglie.

Alla trasformazione di Scampia concorre anche la Regione Campania. Durante la visita del 2 ottobre l’assessora regionale alle Politiche abitative Claudia Pecoraro ha annunciato che, nell’ambito del programma Ho.P.E. e dell’accordo con il Comune di Napoli, la Regione ha destinato 50 milioni di euro agli interventi riguardanti Scampia, Taverna del Ferro e i Bipiani di Ponticelli, dei quali 13 milioni specificamente destinati a Scampia.

«Investire nell’edilizia residenziale pubblica significa investire nelle persone, nella qualità dell’abitare e nel futuro delle comunità», ha sottolineato Claudia Pecoraro, ponendo l’accento sulla necessità di accompagnare gli alloggi con servizi, spazi pubblici e opportunità di socialità.

Il cantiere rappresenta anche una macchina produttiva considerevole. Il programma coinvolge circa cento lavoratori, 25 imprese specializzate, in larga parte campane, e una cinquantina di professionisti tra progettisti, architetti e ingegneri.

Ma è probabilmente nel rapporto tra architettura e vita quotidiana che ReStart Scampia gioca la propria sfida più complessa.

Perché demolire le Vele non significa automaticamente cancellare ciò che esse hanno rappresentato. La vera trasformazione passa dalla capacità di evitare che un nuovo quartiere riproduca, sotto forme differenti, isolamento, assenza di servizi e marginalità.

I primi 97 alloggi completati acquistano per questo un significato che supera la dimensione edilizia. Sono il primo segmento visibile di un progetto nel quale la casa torna a essere pensata insieme alla strada, al verde, alla scuola, agli spazi collettivi e ai luoghi nei quali una comunità può incontrarsi.

Scampia non cancella il proprio passato. Lo assume, lo attraversa e prova a trasformarlo.

Tra le sagome delle Vele e le linee delle nuove palazzine si misura oggi una distanza che non è soltanto architettonica. È la distanza fra un modello urbano che ha mostrato drammaticamente i propri limiti e l’ambizione di costruirne uno differente.

I primi edifici sono ormai realtà. La sfida decisiva sarà fare in modo che, insieme alle case, cresca tutto ciò che consente a un quartiere di essere davvero città.