Napoli, svolta sull’emergenza ai Campi Flegrei: consegnato a Piantedosi il pacchetto di emendamenti, si apre anche alla legge speciale

Tempo di lettura: 3 minuti

– Il ministro dell’Interno raccoglie le proposte di modifica al decreto in vista della conversione: procedure più rapide e possibilità di intervenire anche sugli immobili interessati da difformità edilizie non rilevanti

– Tra le misure proposte un contributo forfettario fino a 30mila euro per i danni lievi e il rapido rientro nelle abitazioni. Matteo Piantedosi: «Il tema dei Campi Flegrei deve essere oggetto di un intervento sistematico»

Napoli (Redazione) – Quattromila persone lontane dalle proprie abitazioni non rappresentano soltanto il bilancio sociale di un terremoto. Sono la misura di un territorio nel quale l’emergenza ha ormai superato i confini dell’eccezionalità e impone allo Stato di costruire strumenti capaci di accompagnare una convivenza necessariamente lunga con la fragilità del suolo.

È dentro questa prospettiva che assume particolare rilievo il nuovo passaggio istituzionale compiuto oggi, lunedì 31 agosto, a Napoli sulla crisi dei Campi Flegrei.

Al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è stato consegnato il pacchetto di emendamenti al decreto legge dedicato all’area flegrea, in vista della conversione del provvedimento.

Il responsabile del Viminale è arrivato nel capoluogo campano per raccogliere le proposte elaborate attraverso il confronto istituzionale sviluppato nelle ultime settimane.

Sul tavolo resta una situazione complessa, ulteriormente aggravata dalla forte scossa del 31 luglio scorso e dalle conseguenze prodotte sulla stabilità di numerosi edifici.

Gli sfollati sono attualmente circa 4mila.

Ed è proprio la necessità di superare una gestione costruita esclusivamente sull’emergenza a emergere dalle parole del ministro.

«Nessuno ha la bacchetta magica per la soluzione di tutti i problemi. Siamo tutti impegnati e credo che si possa andare a concepire qualcosa che anche attraverso una legge speciale sia capace di gestire in maniera permanente la specificità del caso», ha affermato Matteo Piantedosi.

Un’apertura significativa.

L’ipotesi prospettata è quella di costruire una cornice normativa capace di riconoscere ai Campi Flegrei una specificità che non può essere affrontata soltanto attraverso provvedimenti legati alle singole crisi sismiche.

«Il Governo non ha alcuna difficoltà a condividere, al di là della proclamazione dello stato di emergenza o meno, che il tema dei Campi Flegrei sia oggetto di un intervento sistematico», ha aggiunto il titolare del Viminale.

Il pacchetto consegnato oggi nasce dal lavoro della cabina di regia convocata più volte nelle ultime settimane dal prefetto di Napoli Michele di Bari.

Uno degli obiettivi prioritari consiste nell’accelerare le procedure necessarie per intervenire sugli immobili danneggiati.

La questione assume particolare delicatezza rispetto agli edifici interessati da difformità edilizie.

La prospettiva emersa dal confronto istituzionale è consentire una maggiore rapidità degli interventi anche in presenza di irregolarità che, per dimensione o per incidenza sulla stabilità strutturale dell’immobile, non risultino di particolare rilevanza.

Un tentativo, dunque, di evitare che difformità minori possano bloccare interventi necessari alla sicurezza e al rientro delle famiglie.

Fra gli emendamenti proposti assume particolare importanza anche quello relativo agli immobili che hanno riportato danni lievi.

La misura prevede un contributo forfettario entro il limite massimo di 30mila euro.

L’obiettivo dichiarato è favorire interventi rapidi e permettere alle famiglie di tornare nelle proprie abitazioni senza prolungare inutilmente la permanenza nei sistemi di autonoma sistemazione o nelle strutture alternative.

La velocità diventa così uno dei punti centrali dell’intero impianto.

Ridurre i tempi burocratici non significa soltanto rendere più efficiente una procedura amministrativa.

Per una famiglia sfollata significa accorciare la distanza dalla propria casa.

Ed è su questo terreno che la conversione del decreto dovrà misurarsi nelle prossime settimane.

Il confronto istituzionale arriva dopo un agosto particolarmente difficile per l’area flegrea.

La scossa del 31 luglio ha acuito una situazione già segnata dal bradisismo e ha imposto nuove verifiche sugli edifici, nuovi sgomberi e ulteriori interventi di assistenza alla popolazione.

Parallelamente è cresciuta la richiesta proveniente dal territorio di non affrontare ogni nuova fase critica attraverso una successione di strumenti emergenziali.

L’apertura alla possibilità di una legge speciale introduce dunque una prospettiva differente.

Significa riconoscere che la specificità dei Campi Flegrei necessita di una strategia stabile, capace di mettere insieme prevenzione, sicurezza degli edifici, assistenza alla popolazione, capacità amministrativa e risorse economiche.

La sfida più complessa comincia proprio qui.

Non si tratta di promettere l’impossibile né di immaginare che una norma possa cancellare la natura geologica di un territorio.

Si tratta di costruire condizioni che permettano alle persone di continuare ad abitarlo con un livello di sicurezza, conoscenza e protezione sempre maggiore.

Piantedosi lo ha sintetizzato ricordando che «nessuno ha la bacchetta magica».

Ed è probabilmente proprio da questa consapevolezza che deve partire la fase successiva.

Ai Campi Flegrei non serve una formula capace di promettere che la terra smetterà di muoversi.

Serve uno Stato capace di non farsi trovare impreparato ogni volta che torna a farlo.