Oneri consortili, il Consiglio di Stato dà ragione alla Regione Campania: respinto il ricorso dell’Asi Caserta, resta il tetto massimo alle tariffe

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– Palazzo Spada conferma la legittimità dei limiti regionali introdotti per ridurre le forti differenze tra le aree industriali campane: i Consorzi conservano il potere di determinare e riscuotere gli oneri, ma entro i valori fissati dalla Regione

– Bocciata anche la contestazione sulle possibili perdite di gettito superiori al 50 per cento: secondo i giudici non è stata dimostrata una concreta discriminazione. Compensate le spese di giudizio

Caserta (Redazione) – L’autonomia dei Consorzi industriali rimane, ma non può tradursi in un sistema di tariffe privo di un limite comune. È questo, in estrema sintesi, il principio che emerge dalla decisione con cui il Consiglio di Stato ha respinto l’appello presentato dal Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale della Provincia di Caserta sulla disciplina degli oneri consortili.

La Quinta Sezione di Palazzo Spada ha confermato la decisione del Tar Campania e, di conseguenza, la legittimità del provvedimento attraverso il quale la Regione Campania ha stabilito valori massimi per gli oneri applicabili nelle aree industriali.

Una controversia tutt’altro che meramente tecnica, perché investe direttamente il rapporto tra autonomia dei singoli Consorzi Asi e potere regionale di definire regole omogenee per il sistema produttivo campano.

Alla base dell’intervento della Regione vi era infatti la necessità di ridurre le marcate differenze riscontrate fra i diversi territori, sia nella tipologia degli oneri richiesti alle imprese sia nella loro quantificazione.

Proprio quella «forte disomogeneità» emersa durante l’istruttoria costituisce uno degli elementi centrali sui quali poggia la decisione.

L’Asi di Caserta aveva contestato l’impostazione regionale sostenendo, in sostanza, che la determinazione e la riscossione dei corrispettivi rientrassero nelle competenze proprie dei Consorzi e che l’introduzione di un limite vincolante da parte della Regione potesse comprimere la loro autonomia gestionale ed economica.

Una lettura che il Consiglio di Stato non ha condiviso.

Secondo i giudici, la Regione conserva infatti il potere di intervenire per assicurare un quadro gestionale maggiormente uniforme sul territorio campano, anche attraverso l’individuazione di tetti massimi.

Questo intervento, però, non determina la cancellazione delle prerogative dei singoli Consorzi.

Le Asi continuano infatti a stabilire e riscuotere gli oneri relativi agli insediamenti industriali, mantenendo quindi la propria competenza gestionale. La differenza sostanziale è che tale facoltà deve ora essere esercitata all’interno dei limiti individuati dalla disciplina regionale.

Il punto di equilibrio individuato dalla sentenza appare dunque netto: autonomia nella gestione, ma all’interno di una cornice comune destinata a evitare differenze eccessive fra imprese insediate in differenti aree industriali della stessa regione.

Palazzo Spada ha respinto anche un altro argomento avanzato nel ricorso, relativo al precedente regolamento regionale del 2020.

Secondo la tesi sostenuta dall’Asi Caserta, con quel provvedimento la Regione avrebbe già esercitato il proprio potere in materia, non potendo successivamente intervenire attraverso ulteriori misure.

Anche questa interpretazione non ha trovato accoglimento.

Per il Consiglio di Stato, infatti, la normativa regionale non impedisce successivi aggiornamenti della disciplina, soprattutto qualora nel tempo emergano criticità tali da rendere necessario un nuovo intervento regolatore.

Particolare rilievo assume inoltre il capitolo delle conseguenze economiche.

L’Asi casertana aveva prospettato una possibile riduzione del gettito superiore al 50 per cento quale effetto dell’applicazione dei nuovi limiti.

Una ricaduta potenzialmente considerevole per gli equilibri del Consorzio, ma che, secondo la valutazione espressa dai giudici, non sarebbe sufficiente a dimostrare l’esistenza di una concreta discriminazione.

La delibera regionale, viene infatti evidenziato, stabilisce essenzialmente il valore massimo degli oneri senza entrare direttamente nella gestione contabile delle singole Asi.

Ogni Consorzio conserva quindi la possibilità di determinare le proprie tariffe sulla base delle rispettive esigenze, purché non venga superato il tetto fissato dalla Regione.

Con il rigetto dell’appello si consolida così un principio destinato ad avere effetti non soltanto sull’Asi di Caserta, ma più in generale sull’organizzazione delle aree di sviluppo industriale della Campania.

La Regione vede riconosciuta la possibilità di esercitare una funzione di coordinamento e riequilibrio, mentre ai Consorzi resta uno spazio di autonomia che dovrà tuttavia essere esercitato all’interno di parametri comuni.

Le spese del giudizio sono state compensate tra le parti, anche in considerazione della complessità della controversia.

La pronuncia chiude dunque, almeno sul piano della giustizia amministrativa, una partita nella quale dietro la questione delle tariffe emerge un tema assai più ampio: trovare un equilibrio tra autonomia territoriale e uniformità delle condizioni offerte alle imprese che scelgono di investire nelle diverse aree industriali della Campania.