Pompei (Carlo Pascarella) – Tra le pietre millenarie dell’Anfiteatro degli Scavi, dove il tempo sembra essersi fermato e la memoria della civiltà romana continua a dialogare con il presente, questa sera prenderà vita uno degli appuntamenti musicali più significativi dell’estate europea. Sul palco saliranno i Marillion, autentica istituzione del rock progressivo internazionale, chiamati a trasformare uno dei luoghi più evocativi del mondo in un teatro di emozioni, poesia e ricerca musicale.
Il concerto del 25 luglio, inserito nella rassegna BOP – Beats of Pompeii, rappresenta molto più di una semplice tappa del tour della formazione britannica. L’intera esibizione sarà infatti filmata e registrata per diventare un futuro film e album live ufficiale, destinato a documentare una serata che si preannuncia già storica.
Fondata nel 1979 ad Aylesbury, in Inghilterra, la band nacque in un periodo in cui il rock progressivo sembrava ormai aver concluso la propria stagione d’oro. Mentre molti ritenevano definitivamente tramontata l’epoca inaugurata da Genesis, Yes, King Crimson ed Emerson, Lake & Palmer, i Marillion riuscirono a restituire nuova linfa al genere, diventando il gruppo simbolo del cosiddetto neo-progressive rock, movimento che seppe coniugare la complessità musicale degli anni Settanta con una sensibilità più moderna e narrativa.
La prima fase della loro carriera è indissolubilmente legata alla figura del cantante Fish, autore di testi poetici, visionari e profondamente teatrali. Album come Script for a Jester’s Tear (1983), Fugazi (1984), Misplaced Childhood (1985) e Clutching at Straws (1987) sono oggi considerati autentici capolavori del progressive contemporaneo. In particolare Misplaced Childhood, trainato dal successo mondiale dei brani Kayleigh e Lavender, consacrò definitivamente il gruppo sulla scena internazionale.
Nel 1988 arrivò la svolta più delicata della loro storia con l’uscita di Fish. Molti pensarono che quella separazione avrebbe segnato la fine della band. Accadde invece il contrario. Con l’ingresso di Steve Hogarth, i Marillion inaugurarono una seconda stagione artistica, caratterizzata da sonorità ancora più mature, introspettive ed emozionali. Dischi come Brave, Afraid of Sunlight, Marbles, F E A R e An Hour Before It’s Dark hanno consolidato il loro prestigio, confermando una rara capacità di rinnovarsi senza mai smarrire la propria identità.
Accanto a Steve Hogarth, la formazione vede protagonisti Steve Rothery alla chitarra, Mark Kelly alle tastiere, Pete Trewavas al basso e Ian Mosley alla batteria, musicisti che hanno contribuito a definire il suono elegante e inconfondibile della band.
I Marillion sono stati inoltre pionieri di un nuovo rapporto tra artisti e pubblico. Già alla fine degli anni Novanta furono tra i primi gruppi al mondo a finanziare tournée e produzioni discografiche grazie al sostegno diretto dei fan attraverso Internet, anticipando di molti anni quello che oggi è conosciuto come crowdfunding.
L’appuntamento di questa sera assume anche un forte valore simbolico. L’Anfiteatro di Pompei è infatti uno dei luoghi più iconici della storia del rock mondiale, reso immortale dal celebre Pink Floyd: Live at Pompeii del 1971 e successivamente scelto da alcuni tra i più grandi protagonisti della musica internazionale. Esibirsi in questo scenario significa entrare a far parte di una tradizione artistica che unisce archeologia, cultura e grande musica.
L’entusiasmo del pubblico è stato tale che il concerto del 25 luglio è andato esaurito in pochissimo tempo, inducendo gli organizzatori ad aggiungere una seconda data, anch’essa sold out. Un successo che testimonia come, a oltre quarantacinque anni dalla loro nascita, i Marillion continuino a rappresentare uno dei punti di riferimento assoluti del rock progressivo mondiale.
Quando le prime note inizieranno a risuonare tra le antiche pietre della città sepolta dal Vesuvio, il pubblico non assisterà soltanto a un concerto. Vivrà l’incontro tra uno dei luoghi più straordinari della storia dell’umanità e una band che, con la propria musica, continua da decenni a raccontare il tempo, la memoria e le emozioni dell’uomo.

