Salerno, Marinella Sorrentino porta alla Feltrinelli «La nostra imperfetta umanità»: un viaggio nelle fragilità e nella libertà di essere se stessi

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– Venerdì 6 novembre alle 18.30, nella libreria di corso Vittorio Emanuele, la scrittrice napoletana presenta il romanzo pubblicato da Guida Editori. Con lei dialogheranno Nicola Landolfi e Stefania De Martino

– Dopo il recente incontro di Caserta, una nuova tappa per un’opera che attraversa condizionamenti familiari, relazioni, emancipazione femminile e ricerca della propria identità: al centro la storia di Alice e il diritto di accettare anche ciò che ci rende imperfetti

Salerno (Redazione) – Accettare l’imperfezione significa, talvolta, compiere uno degli atti più difficili della vita: smettere di inseguire l’immagine che gli altri hanno costruito per noi e riconoscere, nelle fragilità, non una sconfitta ma una parte essenziale della nostra identità. È lungo questo confine, sottile e profondamente umano, che si muove «La nostra imperfetta umanità», il romanzo di Marinella Sorrentino, pubblicato da Guida Editori, che venerdì 6 novembre sarà presentato a Salerno.

L’appuntamento è fissato alle 18.30 alla libreria Feltrinelli di corso Vittorio Emanuele, dove l’autrice incontrerà il pubblico per una nuova tappa del percorso di presentazione del volume. A dialogare con lei saranno Nicola Landolfi e Stefania De Martino. L’ingresso sarà libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

L’incontro salernitano arriva a pochi giorni dalla presentazione svoltasi a Caserta, che ha consentito di approfondire i temi di un’opera costruita intorno alla complessità delle relazioni umane e alla difficile conquista dell’autonomia personale.

Nata a Napoli nel 1968 e residente a Portici, Marinella Sorrentino è scrittrice, editor e promotrice di iniziative culturali. La sua ricerca narrativa ha progressivamente rivolto lo sguardo alla condizione femminile, ai legami familiari, alle aspettative sociali e a quelle zone d’ombra nelle quali la libertà individuale deve spesso misurarsi con modelli imposti dall’esterno.

«La nostra imperfetta umanità», pubblicato nell’aprile 2026, si colloca idealmente a conclusione di una trilogia dedicata al percorso di emancipazione delle donne. Un itinerario letterario iniziato con «Clementina. Una donna del Novecento a Napoli», del 2023, ispirato alla storia della nonna materna dell’autrice, e proseguito nel 2025 con «Anna. L’arte dello stare accanto».

Tre storie e differenti prospettive che finiscono per interrogare una medesima questione: quanto delle nostre vite appartiene davvero alle nostre scelte e quanto, invece, è il risultato delle attese, delle convenzioni e delle paure che ereditiamo dagli altri?

Nel nuovo romanzo questo interrogativo prende corpo attraverso Alice Salemi, protagonista di un percorso che si sviluppa tra Napoli e Londra. La distanza geografica diventa anche distanza interiore, occasione per guardare diversamente alle proprie origini e per tentare di sciogliere quei nodi che il tempo, da solo, non sempre riesce a risolvere.

Alice attraversa relazioni complesse, segreti familiari, condizionamenti e momenti di vulnerabilità. La sua vicenda non propone modelli di perfezione, ma racconta piuttosto la fatica necessaria per riconoscersi e per sottrarsi alle definizioni costruite dagli altri.

Proprio l’imperfezione diventa così una delle chiavi del romanzo. Non un difetto da nascondere, ma una dimensione inevitabile dell’esistenza, attraverso la quale uomini e donne possono imparare a conoscersi senza le maschere che spesso accompagnano la vita sociale.

Dentro questa prospettiva assume particolare rilievo il tema dell’emancipazione femminile, già presente nelle precedenti opere della scrittrice. Una libertà che non viene raccontata soltanto come conquista esteriore, ma come processo intimo: capacità di scegliere, di interrompere rapporti che limitano la persona, di riconoscere le proprie fragilità senza trasformarle in una condanna.

Il passaggio da Napoli a Londra amplia inoltre l’orizzonte della narrazione e richiama un’esperienza molto contemporanea: quella di chi lascia la propria terra per costruire altrove un futuro professionale e personale. Partire, tuttavia, non significa necessariamente recidere le radici. Talvolta è proprio la distanza a restituire alle origini un significato nuovo.

La presentazione alla Feltrinelli offrirà dunque l’occasione per andare oltre la semplice trama e interrogare, attraverso il confronto con l’autrice, alcune delle questioni che attraversano il libro: la famiglia, l’amore, la libertà, il peso delle aspettative, il rapporto tra vulnerabilità e forza, ma soprattutto la possibilità di diventare pienamente se stessi.

Sono temi che spiegano anche la continuità del percorso pubblico del romanzo. Dopo Caserta, Salerno diventa un’altra tappa di un dialogo che dalla pagina scritta si trasferisce nelle librerie e nel confronto diretto con i lettori.

Perché la letteratura conserva la sua funzione più autentica proprio quando non pretende di offrire risposte definitive. Può, invece, consegnare domande, aprire spazi di consapevolezza e permettere a chi legge di riconoscere qualcosa della propria storia in quella di un personaggio.

«La nostra imperfetta umanità» parte esattamente da qui: dall’idea che dietro ciò che mostriamo esista sempre una parte più fragile, contraddittoria e autentica che merita di essere ascoltata.

Il significato più profondo dell’imperfezione risiede proprio in questa consapevolezza: non diventare ciò che gli altri si aspettano da noi, ma trovare il coraggio di abitare la propria vita per ciò che realmente è. Con le sue fratture, le sue possibilità e quella libertà, mai definitivamente conquistata, di continuare a scegliere chi essere.