– La segretaria nazionale Ugl Istruzione Ornella Cuzzupi interviene dopo l’approvazione del provvedimento relativo agli studenti privi di un’adeguata conoscenza dell’italiano: «Basta ideologie, la lingua è uno strumento di inclusione, non una barriera»
– Docenti di italiano per gli stranieri, mediatori culturali, sostegno alle scuole maggiormente interessate dai flussi e coinvolgimento delle famiglie: per il sindacato l’integrazione deve tradursi in condizioni concrete che consentano a ogni ragazzo di partecipare pienamente alla vita scolastica
Roma (Nota Stampa) – L’inclusione autentica non consiste soltanto nell’aprire una porta. Richiede di creare le condizioni perché, una volta varcata quella soglia, ciascuno possa comprendere, partecipare, apprendere e sentirsi realmente parte di una comunità.
È da questa prospettiva che la Federazione nazionale Ugl Istruzione interviene sulla questione degli alunni stranieri nelle classi italiane e sul provvedimento che, secondo quanto riferito nel comunicato sindacale, introduce un limite del 30 per cento per gli studenti privi di un’adeguata conoscenza della lingua italiana.
A prendere posizione è Ornella Cuzzupi, segretaria nazionale Ugl Istruzione e componente del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, che invita a sottrarre il confronto alle contrapposizioni politiche per riportarlo, sostiene, dentro la realtà quotidiana delle scuole.
«Sul tema degli alunni stranieri e della loro presenza nelle classi stiamo assistendo, ancora una volta, a una discussione nella quale troppo spesso le ragioni della scuola vengono sostituite dalle contrapposizioni politiche», afferma la dirigente sindacale.
Il punto centrale della posizione espressa dall’Ugl riguarda la conoscenza della lingua italiana, considerata non come uno strumento di separazione, ma come una delle condizioni necessarie per rendere effettiva l’inclusione.
Per il sindacato, la scuola deve restare il luogo nel quale ogni ragazzo, indipendentemente dalla provenienza, possa costruire il proprio futuro. Allo stesso tempo, l’integrazione, nella lettura proposta dalla federazione, richiede strumenti che permettano allo studente di seguire la didattica e di costruire relazioni con compagni e insegnanti.
Ornella Cuzzupi sottolinea che un alunno con una conoscenza insufficiente della lingua utilizzata durante le lezioni può rischiare di trovarsi, anche involontariamente, ai margini tanto dell’apprendimento quanto della socializzazione.
Una condizione che, secondo la segretaria nazionale, deve essere affrontata evitando contemporaneamente ogni forma di discriminazione.
«Non è questione di cittadinanza o appartenenza: sono le condizioni concrete nelle quali uno studente partecipa alla vita scolastica a dover essere considerate», chiarisce nel documento.
La riflessione dell’Ugl non si limita, tuttavia, alla composizione delle classi.
Un passaggio significativo riguarda le risorse che dovrebbero accompagnare l’attuazione delle nuove disposizioni.
Il sindacato chiede infatti investimenti adeguati per gli istituti maggiormente interessati dai flussi, con particolare attenzione all’assunzione di docenti di lingua italiana per gli stranieri e alla possibilità di ricorrere a mediatori culturali.
L’obiettivo dichiarato è evitare che le difficoltà si concentrino soltanto in alcune realtà scolastiche e fornire agli istituti strumenti concreti per affrontare situazioni differenti per consistenza e complessità.
Centrale viene considerato anche il ruolo delle famiglie.
Secondo la posizione espressa nel comunicato, i nuclei familiari devono essere messi nelle condizioni di partecipare attivamente al percorso formativo dei figli.
La conoscenza dell’italiano assume, in questa prospettiva, un significato che supera il rendimento scolastico dello studente: significa poter comprendere il funzionamento della scuola, dialogare con i docenti e prendere parte alla vita della comunità educativa.
Ne emerge una concezione dell’integrazione che l’Ugl lega dunque non soltanto alle regole, ma anche alle risorse, alla formazione e alla capacità organizzativa delle istituzioni scolastiche.
La Federazione annuncia per questo che valuterà l’attuazione concreta delle nuove disposizioni, chiedendo che agli istituti siano garantiti strumenti adeguati.
«La scuola è un luogo di unione, crescita e conoscenza», conclude Ornella Cuzzupi, ribadendo tuttavia che, affinché possa esercitare pienamente questa funzione nei confronti di tutti, devono essere create le necessarie condizioni.
È precisamente su questo terreno che si misurerà la questione: non soltanto nella percentuale fissata da una disposizione, ma nella capacità del sistema scolastico di trasformare la presenza di storie, lingue e provenienze differenti in una convivenza educativa realmente praticabile.
L’inclusione non si realizza semplicemente condividendo la stessa aula. Comincia quando ciascuno possiede gli strumenti per comprendere gli altri, farsi comprendere e partecipare, con pari dignità, alla costruzione di una comunità.

