I nuovi dati ISTAT certificano il crollo dell’abbandono scolastico. Il Ministro rivendica il successo delle riforme: “Siamo in controtendenza rispetto a Germania e Nord Europa”.
Roma (Domenico Panetta) – L’Italia della scuola corre più veloce delle aspettative e centra, con ben cinque anni di anticipo, i traguardi fissati da Bruxelles. Secondo l’ultima rilevazione ISTAT sulla dispersione scolastica (Elet – Early Leavers from Education and Training), il tasso di abbandono nel nostro Paese è sceso all’8,2% nel 2025. Un risultato che il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, definisce “eccezionale”, sottolineando come l’obiettivo del 9% previsto dall’Agenda 2030 UE sia ormai già alle spalle.
“Il quadro restituito dall’ISTAT — dichiara Valditara — certifica un progresso netto e costante dal 2022 a oggi. Siamo passati dall’11,5% di tre anni fa a un dato che ci vede oggi tra le migliori performance europee, soprattutto se consideriamo solo gli studenti con cittadinanza italiana, tra i quali la dispersione scende addirittura al 6,7%”.
Il dato italiano brilla in un contesto continentale che, negli ultimi anni, ha mostrato segni di affaticamento. Mentre l’Italia scende sotto la soglia critica, Paesi storicamente solidi hanno registrato trend negativi: nel 2024 la Germania si attestava al 12,9%, l’Estonia all’11% e persino modelli come la Finlandia (9,6%) e la Danimarca (10,4%) hanno visto aumentare il numero di giovani che lasciano prematuramente gli studi.
Secondo il Ministero, il segreto di questo calo risiede in una combinazione di politiche mirate, tra cui Agenda Sud, Agenda Nord e le misure restrittive del Decreto Caivano. Proprio la Campania viene citata come caso studio: nell’anno scolastico 2024/2025, la regione ha visto il recupero di circa 8.000 studenti che avevano precedentemente abbandonato i banchi.
“Le norme più rigorose sull’obbligo di frequenza e lo sviluppo di didattiche innovative hanno funzionato”, spiega il Ministro, evidenziando come la strategia del Governo Meloni stia dando frutti concreti nei territori più fragili.
Se i numeri generali sorridono, resta aperta la ferita della dispersione tra gli studenti di cittadinanza straniera. Sebbene il dato sia sceso dal 30,1% del 2022 al 26,2% attuale, la forbice con i coetanei italiani resta ampia.
Per colmare questo divario, Valditara punta sull’apprendimento della lingua: “Abbiamo investito oltre 13 milioni di euro per potenziare l’insegnamento dell’italiano, con la specializzazione di 1.000 docenti dedicati proprio ai nuovi arrivati. È una misura necessaria per garantire una reale inclusione”.
A dare solidità alla linea del Ministero interviene anche l’OCSE. Nel rapporto “Fondamenti della crescita e della competitività 2026”, l’organizzazione internazionale ha promosso la riforma italiana del “4+2”, sottolineando come la nuova filiera tecnica e professionale sia ora in grado di rispondere con maggiore efficacia alle richieste del mercato del lavoro.
“Il netto calo della dispersione — conclude Valditara — non è solo un numero, ma un grande risultato per l’Italia intera e per il futuro dei nostri giovani. Stiamo finalmente costruendo una scuola che non lascia indietro nessuno”.

