New York / Roma (Domenico Panetta) – Il gelo è calato sull’asse transatlantico, e questa volta non si tratta di una sottile divergenza diplomatica, ma di una frattura esposta mediaticamente a colpi di post e interviste. Donald Trump ha alzato drasticamente il livello dello scontro con il governo di Giorgia Meloni, arrivando a mettere in discussione la solidità storica del rapporto tra Stati Uniti e Italia.
Il casus belli è il rifiuto da parte di Roma di concedere l’uso della base di Sigonella per il transito di velivoli statunitensi carichi di armamenti destinati al conflitto in Iran. Attraverso il suo social network, Truth, il candidato repubblicano (e già inquilino della Casa Bianca) ha condiviso un editoriale del Guardian commentando con parole pesanti:
“L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro.”
Un messaggio che sa di avvertimento strategico e che scardina la narrazione della “speciale sintonia” tra la destra repubblicana americana e i conservatori europei guidati da Meloni.
Non si è trattato di un’uscita isolata. Per il secondo giorno consecutivo, Trump ha puntato il dito contro la Premier italiana. Intervistato da Maria Bartiromo su Fox News, l’ex Presidente ha rincarato la dose, definendo la postura di Meloni “negativa” e minacciando ritorsioni in termini di protezione e cooperazione internazionale.
Trump ha sottolineato come la neutralità italiana sulla questione iraniana sia, a suo dire, un atto di ingratitudine strategica: La questione energetica: Trump ha ricordato che “l’Italia riceve grandi quantità di petrolio dallo Stretto [di Hormuz]”, suggerendo che senza la protezione militare USA, gli interessi energetici italiani sarebbero a rischio. Il raffreddamento dei rapporti: “Chiunque abbia rifiutato il proprio aiuto con l’Iran non avrà più lo stesso rapporto con noi”, ha sentenziato, chiudendo di fatto le porte a quella continuità che Palazzo Chigi sperava di mantenere indipendentemente dall’esito delle prossime elezioni americane.
Da Palazzo Chigi la linea resta quella del silenzio strategico. Giorgia Meloni ha scelto di non rispondere direttamente agli attacchi frontali di Trump, preferendo parlare attraverso i fatti e la postura internazionale.
Durante l’incontro a Palazzo Chigi con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la Premier ha ribadito che l’Italia resta un pilastro del sostegno a Kiev, ma ha lanciato un messaggio indiretto che sembra rivolto proprio alle turbolenze interne all’alleanza:
“L’importanza della solidità dell’alleanza euroatlantica è fondamentale: un Occidente diviso o un’Europa spaccata sarebbero l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca.”
L’attacco di Trump mette il governo italiano in una posizione scomoda. Meloni ha costruito la sua credibilità internazionale sulla lealtà atlantica, ma il caso Sigonella dimostra che Roma non è disposta a una “cambiale in bianco” sulle operazioni belliche in Medio Oriente.
Se da un lato il governo tutela la propria sovranità nazionale e i delicati equilibri nell’area del Mediterraneo, dall’altro deve fare i conti con la possibilità di un ritorno di Trump alla Casa Bianca, che sembra intenzionato a trasformare la diplomazia in un sistema di scambio transazionale: se non ci sei nel momento del bisogno (bellico), non ci saremo per la tua sicurezza nazionale.

