Trentola Ducenta (Tea Parisi) – Quindici anni di reclusione per Giovanni Pirozzi e dodici anni e sei mesi per Nicola Catalano. Sono queste le richieste formulate dal pubblico ministero Simona Belluccio nel corso dell’udienza celebrata dinanzi al giudice per l’udienza preliminare Discepolo del Tribunale di Napoli, nell’ambito del procedimento che vede imputati i due uomini, accusati di aver imposto un presunto servizio di guardiania ad alcuni imprenditori agricoli operanti nell’agro aversano.
Il procedimento viene celebrato con il rito abbreviato, richiesto dagli imputati, entrambi originari di Trentola Ducenta. Giovanni Pirozzi, 50 anni, conosciuto con il soprannome “‘o picciuotto”, è destinatario della richiesta di pena più severa, mentre per Nicola Catalano il pubblico ministero ha chiesto una condanna a dodici anni e sei mesi di reclusione.
I due imputati sono difesi dagli avvocati Fabio Della Corte, Vittorio Caterino e Davide De Marco, che nel corso del procedimento hanno sostenuto le rispettive tesi difensive.
L’inchiesta trae origine dall’operazione eseguita nel dicembre 2025 dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Caserta, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Le indagini avevano acceso i riflettori su un presunto sistema estorsivo che avrebbe interessato numerosi imprenditori agricoli attivi nei comuni di Villa Literno, Parete, Trentola Ducenta e San Marcellino.
Secondo l’impianto accusatorio, agli agricoltori sarebbe stato imposto il pagamento di somme di denaro per un servizio di guardiania ritenuto obbligatorio. Chi si sarebbe rifiutato di aderire alle richieste avrebbe subito pesanti ritorsioni attraverso danneggiamenti alle aziende agricole.
Tra gli episodi contestati figurano il taglio di serre, la distruzione di colture e altri atti intimidatori che avrebbero avuto lo scopo di costringere gli imprenditori ad accettare il presunto sistema estorsivo. Circostanze che gli investigatori hanno ricostruito attraverso attività di indagine coordinate dalla DDA partenopea.
Nel corso del procedimento è intervenuta anche una modifica delle misure cautelari. Accogliendo le istanze presentate dai difensori, il giudice per le indagini preliminari ha infatti disposto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per entrambi gli imputati, prevedendo contestualmente l’applicazione del braccialetto elettronico quale strumento di controllo.
La richiesta di condanna avanzata dalla Procura rappresenta ora uno dei passaggi centrali del processo, mentre si attende la decisione del giudice, chiamato a valutare il materiale probatorio raccolto nel corso delle indagini e le argomentazioni formulate dalle parti.
L’inchiesta aveva destato particolare attenzione nell’agro aversano, territorio nel quale il comparto agricolo rappresenta una risorsa economica fondamentale e dove il contrasto ai fenomeni estorsivi costituisce da anni una delle priorità investigative della Direzione Distrettuale Antimafia e delle forze dell’ordine impegnate nella tutela delle imprese e della legalità.

