di Redazione
Aversa – In molte province italiane, da Napoli e Caserta, da Aversa fino a Milano, Genova e Ferrara, il
fenomeno delle frodi assicurative viene registrato con frequenza significativa. Tali episodi generano
costi aggiuntivi e minano la fiducia dei cittadini nel sistema, alimentando un circolo vizioso tra premi
elevati, inefficienze strutturali e comportamenti illeciti. Il fenomeno richiede analisi scientifiche,
strumenti di prevenzione e un coordinamento tra istituzioni, compagnie assicurative e cittadini. In
quest’intervista, il professor Antonio Coviello, ricercatore del CNR e docente universitario di marketing
assicurativo a Napoli, offre una visione approfondita e articolata sulle cause, l’evoluzione e le
prospettive future delle frodi assicurative.
Quali fattori strutturali rendono alcune aree italiane più vulnerabili alle frodi assicurative?
«La vulnerabilità di certi territori deriva da diversi fattori concomitanti. Zone come Napoli e Caserta, ma
anche alcune province del Nord, presentano una distribuzione disomogenea delle forze assicurative.
Sebbene le frodi incidano mediamente poco più del 2% a livello nazionale, in alcune aree assumono
dimensioni rilevanti. Premi assicurativi elevati, spesso insostenibili per le famiglie, generano un
desiderio di compensazione nel caso di sinistri, soprattutto quando il servizio percepito non appare
proporzionato al costo sostenuto. In aggiunta, la presenza di organizzazioni criminali strutturate
trasforma la frode in un business consolidato, creando reti organizzate capaci di operare con efficienza e
professionalità. Tuttavia, la responsabilità non è esclusivamente esterna: anche alcune compagnie, per
ragioni economiche o di praticità, possono liquidare sinistri sospetti senza approfondire, scaricando così
i costi sui cittadini rispettosi delle regole. Questo meccanismo crea un incentivo involontario alla
persistenza delle frodi.»
Si è osservata un’evoluzione del fenomeno nel tempo? Le frodi si sono tecnologicamente
professionalizzate?
«La tecnologia ha trasformato radicalmente il controllo dei sinistri. Fino a vent’anni fa, era possibile che
un singolo testimone comparisse centinaia di volte in un anno senza che ciò fosse rilevato. Oggi, sistemi
digitali, incroci di dati e banche dati centralizzate rendono simili comportamenti molto più difficili da
realizzare. Tuttavia, le stesse innovazioni tecnologiche vengono talvolta impiegate dalle reti criminali
per creare sinistri inesistenti o amplificarne l’entità. L’intelligenza artificiale e strumenti di analisi
possono infatti essere utilizzati per falsificare documenti, moltiplicare testimonianze e manipolare
statistiche, generando un livello di sofisticazione crescente. Per questo motivo, il controllo richiede un
impegno congiunto tra compagnie assicurative, uffici peritali e autorità giudiziarie, non limitandosi alle
singole iniziative isolate.»
Come vengono affrontati i sinistri sospetti dalle compagnie assicurative?
«Spesso le compagnie, per motivi economici, preferiscono pagare sinistri anche quando presentano
segni sospetti di frode, poiché dimostrare il contrario comporterebbe costi maggiori rispetto al
risarcimento stesso. Questa strategia, seppur comprensibile dal punto di vista operativo, contribuisce
involontariamente alla diffusione delle frodi. Si tratta di un fenomeno che richiede una revisione dei
processi interni delle compagnie, con maggior attenzione alla prevenzione e a misure deterrenti
efficaci.»
Quale ruolo possono avere università, scuole e media nella prevenzione delle frodi?
«La diffusione della cultura assicurativa e della legalità può sensibilizzare i cittadini, ma da sola non
basta. Senza premi equi, controlli rigorosi e sistemi di prevenzione efficaci, l’impatto rimane limitato.
L’assicurazione, essendo un meccanismo di condivisione del rischio, subisce distorsioni quando il
rispetto delle regole viene meno, con conseguenze economiche per chi agisce correttamente. Viene
rilevato che iniziative educative e informative possono supportare comportamenti virtuosi, ma non
sostituiscono interventi strutturali. Le mancate riforme in oltre vent’anni dimostra come la complessità
del fenomeno richieda un approccio organico, dove cultura, informazione e strumenti economici si
integrino.»
Guardando al futuro, quali strategie possono ridurre le frodi? Tecnologia, repressione o
cambiamento culturale?
«Un approccio integrato appare indispensabile. Tecnologie come scatole nere, sistemi di sorveglianza e
monitoraggio dei veicoli possono ridurre drasticamente i sinistri falsi e migliorare la tracciabilità dei
danni. L’abbassamento dei premi assicurativi genererebbe un effetto virtuoso, riducendo la tentazione di
gonfiare i sinistri per recuperare parte dei costi percepiti come ingiusti. Tuttavia, la prospettiva più
efficace resta il cambiamento culturale. Quando il sistema viene percepito come equo e trasparente, il
rispetto delle regole diventa naturale. L’educazione, la formazione e la responsabilità collettiva sono
quindi strumenti fondamentali, in grado di trasformare il comportamento dei cittadini e limitare le frodi
sul lungo periodo.»
Esistono conseguenze indirette di comportamenti illeciti, come l’uso di veicoli con targhe
straniere?
«L’utilizzo di auto immatricolate all’estero, come Polonia o Bulgaria, comporta una perdita diretta di
premi assicurativi, imposte, revisioni e tasse di circolazione. Questo fenomeno accentua i danni
economici per lo Stato e riduce l’efficacia complessiva del sistema assicurativo, evidenziando come
comportamenti individuali illeciti possano generare effetti sistemici, danneggiando l’intera collettività.»
In conclusione, emerge un quadro complesso e stratificato: le truffe assicurative non rappresentano solo
un problema economico locale, ma un sintomo di inefficienze sociali, culturali e istituzionali più ampie.
La prevenzione richiede interventi coordinati tra tecnologia, controllo, informazione, educazione e
cultura della legalità. Solo un approccio organico e strutturato può interrompere il circolo vizioso tra
premi elevati e comportamenti illeciti, restituendo fiducia al sistema assicurativo e tutela ai cittadini
rispettosi delle regole.
In ultima analisi, la questione delle frodi assicurative invita a riflettere su un principio fondamentale: la
giustizia e l’equità non possono limitarsi a strumenti tecnici o regolamenti, ma richiedono una
responsabilità collettiva e una consapevolezza diffusa, senza le quale ogni riforma rischia di rimanere parziale e inefficace.

