di Redazione
Roma – Nessun taglio improvviso né rottura dei patti. Il Governo interviene con decisione per spegnere le polemiche sollevate dall’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) riguardo alla gestione dei fondi PNRR destinati al welfare. Attraverso una nota congiunta del Ministero del Lavoro e del Ministero per gli Affari Europei, l’Esecutivo chiarisce che la recente comunicazione inviata ai Comuni non era un atto punitivo, ma una “sollecitazione necessaria” per monitorare l’avanzamento dei lavori.
Al centro della disputa c’è l’aggiornamento della piattaforma ReGiS, il sistema unico nazionale di monitoraggio del PNRR. Secondo i Ministeri, i ritardi registrati non sarebbero imputabili a una mancanza di fondi, bensì a un mancato aggiornamento dei dati da parte degli enti attuatori (i Comuni).
La ricognizione avviata mira a garantire che l’Italia rispetti gli impegni assunti con l’Unione Europea, evitando che la mancanza di documentazione puntuale possa compromettere l’erogazione delle risorse.
Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, ha ribadito la volontà di procedere in sinergia con i territori:
“Il nostro spirito di collaborazione è confermato dalla convocazione, in data 8 aprile, di una riunione con tutti i soggetti attuatori, tra cui ovviamente ANCI. Verificheremo lo stato di attuazione degli interventi e, sulla base di questa attività condivisa, prenderemo le iniziative necessarie. I nostri obiettivi restano confermati.”
Sulla stessa linea il Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione, Tommaso Foti, che ha smentito categoricamente l’ipotesi di definanziamenti a sorpresa, ricordando come le regole fossero già state stabilite nella Cabina di Regia del 26 settembre 2025. “Non c’è alcuna rottura di patti”, ha concluso Foti, sottolineando che la priorità è assicurare risposte concrete ai territori nei settori delicati del welfare e delle politiche sociali. L’attesa si sposta ora a nei prossimi giorni, quando il tavolo tecnico tra Governo e ANCI dovrà trasformare la “sollecitazione” in un cronoprogramma condiviso. La sfida resta quella di trasformare i fondi in servizi reali per i cittadini entro la nuova scadenza di giugno 2026.

