– Il cantautore protagonista della prima serata si racconta ad Astra News: dalla formazione musicale a “E tu davanti a me”, dalla vittoria di The Voice Senior alla fedeltà alla propria identità. «Sono riuscito per tutta la vita a vivere di musica»
– Oggi il Festival prosegue in Piazza Vitulatini nel Mondo: alle 17 la gara dedicata alla Mozzarella Dop di Campania, alle 22 riflettori sul Tour Estate 2026 di Alessio
Vitulazio (Carlo Pascarella) – Il tempo non attraversa soltanto la voce di un artista: ne modifica lo sguardo, sedimenta esperienze, ridimensiona illusioni e consegna alle parole un peso differente. È da questa prospettiva che prende forma l’incontro di Astra News con Erminio Sinni, protagonista giovedì 3 settembre della seconda edizione del Vitulazio Pizza Festival, la manifestazione organizzata da Araterra in Piazza Vitulatini nel Mondo.
Cantautore, autore e interprete, Sinni appartiene a quella schiera di musicisti per i quali una canzone non coincide semplicemente con una melodia riuscita. Diventa frammento di esistenza, memoria condivisa, racconto personale capace di oltrepassare il proprio autore e trovare dimora nella sensibilità degli altri.
Lo abbiamo incontrato prima della sua esibizione, in una conversazione che ha attraversato passato e presente, notorietà e disincanto, coerenza artistica, sogni realizzati e pagine ancora da scrivere.
Se il Sinni di oggi potesse incontrare il giovane artista degli esordi, che cosa riconoscerebbe ancora in lui e cosa, invece, gli sembrerebbe appartenere ormai a un’altra esistenza?
«Oggi sono più disincantato. Prima sognavo di più, credevo maggiormente a quello che leggevo e a ciò che veniva raccontato sulla vita di un cantante e di un cantautore. Adesso, con l’esperienza, comprendo le cose in maniera diversa».
Non è la confessione di chi abbia smesso di sognare, quanto piuttosto la consapevolezza maturata da chi ha conosciuto dall’interno il mondo della musica e ha imparato a separarne la rappresentazione dalla sostanza.
Il dialogo approda inevitabilmente a “E tu davanti a me”, divenuta una delle pagine più riconoscibili del suo repertorio. Le canzoni scritte molti anni prima rimangono fotografie immobili di ciò che si era oppure continuano a cambiare significato insieme all’autore e a quanti, nel frattempo, le hanno fatte proprie?
La risposta di Erminio Sinni condensa una precisa concezione della musica: «Le canzoni viaggiano da sole e arrivano dove devono arrivare».
Poche parole capaci di raccontare il destino di un brano che riesce a sopravvivere alla stagione nella quale è nato. L’autore lo consegna al pubblico e, da quel momento, quella musica appartiene anche a chi vi riconosce un amore, un’assenza, un ricordo, una parte della propria vita.
Ed “E tu davanti a me” continua ancora oggi il suo viaggio. Sinni anticipa infatti un nuovo e prestigioso appuntamento televisivo: «Il 12 settembre sarò su Rai 1 a “La Notte delle Hit”, dove “E tu davanti a me” verrà consacrata come un evergreen, come una hit».
Un ulteriore approdo lungo una carriera nella quale il successo, tuttavia, non viene misurato soltanto attraverso classifiche, televisioni o applausi. Il privilegio autentico, per il cantautore, è un altro.
«Sono una persona molto fortunata, perché sono riuscito per tutta la vita a vivere di musica. Non tutti ci riescono, anche persone più brave di noi».
Dietro questa considerazione affiora un itinerario costruito negli anni attraverso studio, ricerca e contaminazioni. Il pianoforte affrontato sin da giovanissimo, la formazione classica, le esperienze con il progressive e successivamente la scrittura hanno composto un mosaico nel quale l’intrattenimento non è mai stato disgiunto dalla ricerca musicale.
«Sono riuscito a coniugare l’intrattenimento con il cantautorato», sottolinea Sinni, rievocando un percorso che lo ha visto anche scrivere per altri interpreti prima di consolidare definitivamente una propria cifra espressiva.
Poi riaffiora un ricordo scolastico apparentemente lontano, ma destinato a incidere sulla sua sensibilità: «Ho avuto un insegnante d’italiano alle medie che ci ha insegnato a riconoscere le canzoni finte da quelle vere».
Una lezione rimasta evidentemente nel bagaglio dell’autore e diventata, con il trascorrere degli anni, quasi un criterio di scrittura.
Nel 2020 la vittoria nella prima edizione di The Voice Senior ha riportato Sinni davanti a una platea vastissima, consentendo al grande pubblico di riscoprire una voce e una storia che, in realtà, non avevano mai smesso di percorrere la propria strada.
Rinascita? Rivincita? Il cantautore preferisce respingere entrambe le definizioni.
«Penso sia stato il naturale proseguimento di un cammino. Ho sempre continuato. Ho cercato di essere fedele a me stesso, soprattutto alla mia persona: cantare quello che sono, scrivere quello che sono, senza utilizzare temi che in un determinato momento avrebbero potuto fare comodo».
È probabilmente in queste parole che emerge con maggiore nettezza la personalità dell’autore: la fedeltà alla propria identità anche quando imboccare strade differenti avrebbe potuto apparire più conveniente.
E dopo tanti anni trascorsi a trasformare incontri, sentimenti ed esperienze in parole e musica, quali pagine restano ancora da scrivere?
Sinni non immagina il futuro come uno spazio da temere, ma come una pagina ancora sorprendentemente aperta.
«Ci sono tante pagine che vorrei ancora scrivere. Vorrei un figlio, per esempio».
Una confidenza personale pronunciata con naturalezza, alla quale segue una frase che sintetizza il temperamento con il quale continua ad affrontare il mestiere e l’esistenza: «Continuo ad andare dritto come un kamikaze. Quello che la vita ti può dare, ti dà. Io sono sempre pronto a riceverlo».
Prima di salutarci, il cantautore dedica parole significative anche a Vitulazio e alla comunità che lo ha accolto.
«Essere qui a Vitulazio per me è già un onore e un piacere. Questa è una manifestazione importante. Ed è importante anche per me, perché c’è gente che viene apposta per ascoltare i miei pensieri».
Una definizione che restituisce forse la dimensione più autentica del rapporto fra un cantautore e il pubblico: qualcuno sale su un palco per cantare e qualcuno raggiunge una piazza anche per «ascoltare pensieri».
Il Vitulazio Pizza Festival, intanto, prosegue. Dopo le emozioni affidate giovedì alla voce e alle parole di Erminio Sinni, oggi, venerdì 4 settembre, Piazza Vitulatini nel Mondo si prepara a una nuova giornata nella quale gastronomia, identità territoriale, arte e spettacolo torneranno a condividere la scena.
Il programma prenderà il via alle ore 17 con la gara della Mozzarella Dop di Campania, dedicata alla selezione dei migliori caseifici casertani. All’appuntamento prenderà parte il giornalista enogastronomico Alfonso Del Forno; prevista anche l’esposizione del Cruciato Romano con Manuel Lombardo.
Ad arricchire le prossime tre giornate del Festival sarà inoltre la presenza, da stasera e fino alla conclusione di domenica 6 settembre, di Anna Rita De Prisco, professoressa di scultura, artista e influencer, in veste di testimonial della manifestazione. Una partecipazione che introduce nel programma un ulteriore punto d’incontro fra la dimensione artistica e quella popolare dell’evento, mettendo in relazione creatività, cultura del territorio e linguaggi contemporanei della comunicazione social.
Alle ore 22 l’attenzione si sposterà invece sul palco per l’arrivo di Alessio, protagonista a Vitulazio con il Tour Estate 2026.
Una proposta musicale differente da quella della sera precedente, capace così di ampliare la platea del Festival: dalla dimensione cantautorale e introspettiva di Sinni alle sonorità popolari e immediatamente riconoscibili di Alessio, due modi diversi di costruire un legame con chi ascolta.
Attorno agli appuntamenti resta il cuore gastronomico dell’iniziativa. Tutte le sere sono infatti previste pizze, birra artigianale, fritti e dolci del territorio, con la partecipazione delle realtà del settore coinvolte nell’evento.
La manifestazione continuerà anche sabato 5 e domenica 6 settembre, sempre con la presenza di Anna Rita De Prisco, attraverso ulteriori appuntamenti tra sport, musica, arte, ballo e intrattenimento, fino al concorso di bellezza Dea Vitula 2026 con sfilata di moda previsto nella serata conclusiva.
Il Festival prova così a costruire attorno alla pizza una narrazione più ampia: non soltanto gastronomia, ma piazza, socialità, musica, arte, produzioni locali e occasioni d’incontro.
Della serata con Sinni resta soprattutto una frase, semplice e insieme profondamente evocativa: «Le canzoni viaggiano da sole e arrivano dove devono arrivare».
Forse è proprio questo il privilegio della musica: sottrarsi al calendario, attraversare stagioni e generazioni, appartenere inizialmente a chi l’ha scritta e poi, lentamente, diventare patrimonio emotivo di tutti.
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