Antonio Coletta muore a 21 anni nel cantiere a Marcianise: il grido del vescovo di Caserta Pietro Lagnese, «Il lavoro non può chiedere in cambio la vita»

Tempo di lettura: 3 minuti

– Il giovane operaio, originario di Maddaloni, ha perso la vita mentre lavorava in un cantiere stradale per la posa della fibra ottica: sarebbe stato investito da un Bobcat durante una manovra. Il vescovo di Caserta richiama istituzioni, imprese e comunità alla responsabilità: «Quante altre giovani vite dovremo perdere prima che la sicurezza sul lavoro diventi davvero una priorità assoluta e quotidiana?»

– Dolore nel Casertano per una tragedia che riporta al centro il dramma degli incidenti sul lavoro. Pietro Lagnese invita a non abituarsi alla successione delle vittime e indica vigilanza, prevenzione, formazione e rispetto rigoroso delle regole come condizioni imprescindibili per tutelare chi lavora

Caserta/Marcianise (Redazione) – Ventuno anni sono l’età dei progetti, delle strade ancora da scegliere, di un futuro che dovrebbe avere davanti un orizzonte quasi infinito. Per Antonio Coletta, invece, quel futuro si è interrotto dentro un cantiere di Marcianise, durante una giornata di lavoro.

La morte del giovane operaio, originario di Maddaloni, scuote ancora una volta Terra di Lavoro e riporta drammaticamente al centro il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’incidente è avvenuto venerdì 25 settembre in un cantiere stradale per la posa della fibra ottica a Marcianise.

Secondo le prime ricostruzioni, Antonio Coletta sarebbe stato investito da un Bobcat durante una manovra. Le circostanze precise dell’accaduto sono oggetto degli accertamenti delle autorità competenti.

Una tragedia che ha suscitato dolore e sgomento non soltanto a Marcianise e Maddaloni, ma nell’intera comunità casertana.

A interpretare questo sentimento è il vescovo di Caserta Pietro Lagnese, che ha affidato a parole nette e profondamente partecipate una riflessione destinata ad andare oltre il cordoglio per la singola tragedia.

«La morte di Antonio Coletta, a soli ventun anni, mentre era al lavoro a Marcianise, provoca un dolore che si aggiunge a quello, ancora vivo, per le troppe vite spezzate sul lavoro nella nostra terra», ha dichiarato Pietro Lagnese.

Il pensiero del vescovo diventa quindi un interrogativo rivolto alla coscienza collettiva.

«Quante altre giovani vite dovremo perdere prima che la sicurezza sul lavoro diventi davvero una priorità assoluta e quotidiana?».

Una domanda che assume un significato ancora più doloroso davanti all’età della vittima.

A ventun anni il lavoro dovrebbe rappresentare uno degli strumenti attraverso i quali cominciare a costruire la propria autonomia, immaginare il domani, progettare una famiglia e dare concretezza alle proprie aspirazioni.

Mai dovrebbe trasformarsi nel luogo nel quale quella possibilità di futuro viene cancellata.

Ed è proprio questo il cuore del messaggio di Pietro Lagnese: «Il lavoro non può chiedere in cambio la vita».

Poche parole che racchiudono il senso di una questione sulla quale ogni nuova vittima impone di tornare.

Il vescovo di Caserta pone soprattutto l’accento su un pericolo meno visibile ma altrettanto grave: quello dell’assuefazione.

Il rischio, secondo Pietro Lagnese, è che una tragedia venga seguita da un’altra, accompagnata per alcuni giorni dal dolore e dall’indignazione, per poi essere progressivamente assorbita dalla quotidianità.

Una normalizzazione che il presule invita esplicitamente a respingere.

Ogni morte sul lavoro, nella sua riflessione, deve invece diventare motivo per accrescere la responsabilità attraverso la vigilanza, la prevenzione, la formazione e il rispetto rigoroso delle norme.

Non principi astratti, dunque, ma strumenti che devono tradursi nella quotidianità dei cantieri, delle fabbriche e di ogni altro luogo nel quale donne e uomini svolgono la propria attività professionale.

«La vita di chi lavora viene prima di ogni altra considerazione», ribadisce Pietro Lagnese, riportando la persona al centro della riflessione.

Le indagini dovranno ora chiarire nel dettaglio quanto avvenuto nel cantiere di Marcianise e accertare eventuali responsabilità.

È il terreno sul quale dovranno muoversi gli organi competenti, senza anticipare conclusioni che potranno derivare soltanto dagli accertamenti in corso.

Rimane intanto il dolore per la morte di un ragazzo di appena 21 anni.

Antonio Coletta era entrato in quel cantiere per lavorare. Come milioni di persone fanno ogni giorno, avrebbe dovuto concludere il proprio turno e tornare a casa.

È proprio questa elementare aspettativa a rendere ancora più lacerante una morte sul lavoro: la quotidianità improvvisamente spezzata mentre si sta semplicemente compiendo il proprio dovere.

Il messaggio di Pietro Lagnese si chiude perciò tornando alla dimensione umana prima ancora che sociale della tragedia: il vescovo affida Antonio Coletta alla preghiera e manifesta la propria vicinanza alla famiglia del giovane.

Marcianise e Maddaloni piangono così una vita interrotta troppo presto, mentre il Casertano è chiamato ancora una volta a interrogarsi sulla sicurezza di chi lavora.

Il dolore non può diventare consuetudine e una morte sul lavoro non può ridursi a una cifra destinata a essere sostituita dalla successiva.

Dietro ogni numero rimangono un nome, una famiglia, progetti che non potranno essere realizzati. Questa volta quel nome è Antonio Coletta. Aveva soltanto ventun anni.