– Dal viaggio di Saetta McQueen lungo la Route 66 alla scoperta di Radiator Springs: il capolavoro d’animazione sovverte il significato della vittoria e racconta la forza della comunità, delle relazioni e del tempo condiviso
– Tecnologia, curiosità produttive e un doppiaggio italiano entrato nella memoria: da Paul Newman ad Alex Zanardi, vent’anni dopo il film conserva intatta la capacità di parlare a generazioni diverse
(Marco Carafa) A vent’anni dal suo debutto sul grande schermo nel 2006, il ritorno nelle sale di “Cars – Motori ruggenti” per il suo ventesimo anniversario conferma come l’opera firmata Pixar non sia semplicemente un classico dell’animazione, ma una storia capace di parlare a generazioni diverse con immutata freschezza.
Il titolo, tornato nelle sale italiane il 17 settembre e distribuito nei principali circuiti cinematografici nazionali, sarà ancora disponibile per qualche giorno. La risposta entusiasta del pubblico alle proiezioni evento dimostra quanto il viaggio di Saetta McQueen a Radiator Springs continui, a distanza di due decenni, a suscitare emozioni.
All’inizio del film, Saetta McQueen rappresenta l’individualismo esasperato e l’arroganza di chi considera la vittoria come unico obiettivo: conta soltanto conquistare la Piston Cup, a qualunque costo.
A differenza delle più classiche strutture narrative sportive, “Cars” sovverte però la nozione stessa di vittoria, conducendo lo spettatore a innamorarsi non del traguardo, ma dell’imprevisto che costringe il protagonista a rallentare. È proprio qui che emerge uno degli aspetti più originali del film: utilizzare le automobili da corsa, simbolo per eccellenza della velocità, per costruire un autentico elogio della lentezza.
La deviazione forzata lungo la Route 66 insegna a Saetta che alcuni dei momenti più importanti della vita risiedono nelle soste, nelle relazioni e nel tempo condiviso, piuttosto che nella fretta di arrivare primi.
Oltre l’avventura automobilistica, Radiator Springs si rivela per ciò che realmente rappresenta nella narrazione: una riflessione sulla globalizzazione, sull’omologazione e sulle trasformazioni della società contemporanea. La cittadina non costituisce soltanto un nostalgico ricordo del passato, ma diventa la rappresentazione di ciò che rischia di scomparire quando l’efficienza e la velocità finiscono per prevalere sulle relazioni umane.
Radiator Springs contrappone a questa dimensione una piccola comunità viva e organica, nella quale ogni abitante conserva un ruolo e una propria dignità: dai lavori manuali e tecnici di Luigi, Guido e Ramone alle attività di Sally, fino alla memoria storica custodita da Lizzie e Doc. Ognuno contribuisce alla vita collettiva non esclusivamente per profitto, ma per mantenere viva quella casa comune che sembrava destinata all’oblio.
Il momento culminante del film arriva quando Saetta rinuncia a tagliare per primo il traguardo per aiutare il veterano Strip “The King” Weathers a concludere la sua ultima gara dopo un grave incidente. Una scelta che racchiude l’essenza dell’etica sportiva raccontata dalla pellicola: vincere senza onore perde significato, mentre aiutare un maestro a terminare la propria carriera con dignità assume il valore della vera vittoria.
La realizzazione di “Cars” rappresentò anche un passaggio importante dal punto di vista artistico e tecnologico per i Pixar Animation Studios. Nel 2000 il regista John Lasseter intraprese con la famiglia un lungo viaggio sulla Route 66 a bordo di un camper. Numerosi luoghi di Radiator Springs traggono ispirazione da cittadine e paesaggi reali dell’Arizona, del New Mexico e del Texas. Tra i riferimenti più celebri figura il Cadillac Ranch, reinterpretato nel film attraverso la catena montuosa Cadillac Range.
Particolarmente impegnativo fu anche il lavoro necessario per rendere realistiche le superfici delle carrozzerie, i parabrezza e le cromature delle automobili. La Pixar fece largo ricorso alla tecnica del ray tracing, il tracciamento dei raggi luminosi, attraverso il quale i computer potevano calcolare la traiettoria della luce e i molteplici riflessi tra le vetture. Per elaborare un singolo fotogramma di alcune delle sequenze più complesse potevano essere necessarie molte ore di calcolo.
Un capitolo particolare riguarda le voci che hanno contribuito a rendere memorabili i personaggi. Il leggendario attore e pilota automobilistico Paul Newman prestò la voce a Doc Hudson, personaggio ispirato a una Hudson Hornet del 1951. Il ruolo creò un legame particolarmente suggestivo tra la reale passione dell’attore per il mondo dei motori e l’anima del personaggio.
Anche la versione italiana del film si distinse per un adattamento rimasto nella memoria del pubblico. Il piccolo carrello elevatore Guido venne doppiato dal campione Alex Zanardi, mentre tra le altre voci figuravano Massimiliano Manfredi, interprete di Saetta McQueen, Gabriele Cirilli nei panni di Cricchetto e Marco Della Noce in quelli di Luigi. Non mancarono i cammei di protagonisti dell’automobilismo italiano come Giancarlo Fisichella, Jarno Trulli e Ivan Capelli.
Rivedere “Cars – Motori ruggenti” sul grande schermo vent’anni dopo significa, allora, riscoprire un messaggio che conserva una sorprendente attualità: avere il coraggio di alzare il piede dall’acceleratore, spegnere almeno per un momento il motore della fretta e ricordare che la vera vittoria non consiste necessariamente nel tagliare il traguardo per primi, ma anche nel sapersi fermare lungo la strada accanto a chi condivide con noi il viaggio.

