– Mentre il Gruppo annuncia un investimento da 100 milioni di euro per trasformare Foggia in uno dei suoi poli strategici, è in fase avanzata la trattativa con Pastificio Liguori per l’acquisizione dello stabilimento casertano. Dai lavoratori arriva una riflessione sul futuro: «Quando un’azienda cambia casa, cosa succede alle persone che quella casa l’hanno costruita?»
– Nel 2018 la stessa Barilla celebrava Marcianise come principale polo mondiale per le paste di semola speciali e «struttura di eccellenza»: dieci linee produttive, 140 dipendenti e circa 100mila tonnellate di pasta previste in un anno. L’azienda assicura che continuità occupazionale e tutela dei lavoratori costituiscono condizioni imprescindibili dell’eventuale operazione
Marcianise (Redazione) – Cinquant’anni di fabbrica possono essere raccontati attraverso numeri, linee produttive e tonnellate di pasta. Ma per chi ogni mattina ha attraversato quei cancelli sono soprattutto una misura del tempo: stipendi, famiglie, turni, colleghi, competenze e una parte della propria vita consegnata alla storia industriale di un territorio.
È da questa prospettiva che alcuni lavoratori dello stabilimento Barilla di Marcianise affidano una riflessione sul futuro del sito casertano, mentre procede la trattativa per una possibile cessione al Pastificio Liguori.
La trattativa è concreta.
Barilla ha annunciato il 18 settembre un nuovo piano per il proprio assetto industriale nel Mezzogiorno, con un investimento da 100 milioni di euro destinato alla realizzazione a Foggia di un polo integrato della pasta. Il progetto dovrebbe prendere forma tra il 2028 e il 2030 e prevede anche un molino di nuova generazione e nuovi posti di lavoro.
Contemporaneamente, è in fase avanzata la negoziazione della proposta presentata da Pastificio Liguori S.p.A. per acquisire lo stabilimento di Marcianise.
È proprio la contemporaneità dei due percorsi a generare interrogativi tra i lavoratori.
Non una contrapposizione tra Foggia e Marcianise, precisano nella riflessione fatta circolare in queste ore.
L’investimento pugliese viene considerato positivamente per le opportunità di sviluppo e occupazione che potrà generare.
La domanda riguarda piuttosto Marcianise e il significato che assume, per un territorio, il cambiamento della strategia industriale di una grande azienda.
Per comprendere il peso della questione occorre tornare indietro di appena otto anni.
Nel novembre 2018 era la stessa Barilla a celebrare i cinquant’anni dello stabilimento casertano, costruito nel 1968 e acquisito dal Gruppo nel 1972.
I numeri raccontati allora erano considerevoli: dieci linee produttive, 140 dipendenti, una produzione prevista nell’anno di 99.300 tonnellate di pasta a marchio Barilla, Voiello e Academia Barilla, pari a circa 700mila confezioni al giorno e 130 differenti prodotti.
Barilla definiva Marcianise il principale polo mondiale per la produzione di paste di semola speciali e parlava esplicitamente di una «struttura di eccellenza».
Qui veniva prodotta anche la pasta Voiello con grano duro Aureo 100 per cento italiano, saldando ulteriormente la fabbrica casertana alla grande tradizione pastaria campana.
Non soltanto produzione.
Per celebrare il cinquantesimo anniversario Barilla sostenne anche la realizzazione di un volume costruito attraverso interviste e testimonianze di dipendenti ed ex dipendenti, dedicato proprio alle donne e agli uomini, agli operai e ai dirigenti che avevano contribuito alla storia e al successo dello stabilimento.
Otto anni dopo, quello stesso sito è al centro di una possibile operazione di cessione.
Da qui nasce la domanda posta dai lavoratori: che cosa significa essere considerati strategici all’interno di un sistema industriale destinato inevitabilmente a cambiare nel tempo?
Barilla ha fornito sul punto garanzie precise.
Il Gruppo considera «prerequisito fondamentale» la continuità occupazionale di tutte le persone coinvolte nelle operazioni e ha già avviato il confronto con le organizzazioni sindacali.
Pastificio Liguori ha inoltre manifestato la disponibilità a preservare la continuità produttiva dello stabilimento, tutelando occupazione e competenze e prospettando possibilità di sviluppo nel lungo periodo.
Anche nell’eventualità della cessione, a Marcianise continueranno a essere realizzate produzioni destinate a Barilla sulla base di contratti pluriennali di fornitura con l’azienda acquirente.
Sono elementi rilevanti e rappresentano il punto dal quale dovrà partire il confronto con i lavoratori.
Ma è proprio sul significato della continuità che questi ultimi chiedono garanzie concrete.
Perché continuare a produrre per Barilla e continuare a essere dipendenti del Gruppo non rappresentano necessariamente, nella prospettiva di chi lavora nello stabilimento, la stessa condizione.
Un passaggio di proprietà comporta infatti un nuovo interlocutore industriale e rende centrale la definizione delle condizioni, delle prospettive e delle garanzie di lungo periodo.
Nella riflessione fatta circolare dai lavoratori torna anche uno degli slogan più celebri della storia pubblicitaria italiana: «Dove c’è Barilla c’è casa».
Ed è proprio intorno al concetto di casa che viene costruita la domanda più evocativa.
Per un lavoratore una fabbrica può essere il luogo del primo contratto e del primo stipendio, del mutuo acceso, dei figli cresciuti, dei colleghi diventati amici e di una pensione immaginata dopo decenni trascorsi tra quelle linee produttive.
Per Marcianise quella fabbrica rappresenta inoltre più di mezzo secolo di storia industriale.
Non è dunque Foggia il bersaglio della riflessione.
Il nuovo investimento rappresenta un’opportunità importante per il Mezzogiorno e Barilla lo inserisce in una strategia finalizzata ad aumentare sostenibilità, efficienza logistica e competitività in un mercato della pasta definito dall’azienda particolarmente impegnativo.
La questione sollevata a Marcianise riguarda piuttosto il rapporto tra strategie industriali, territori e durata degli impegni.
Nel 2018 Barilla scriveva, celebrando proprio la fabbrica casertana, che «la Fabbrica è il cuore della Barilla e le Persone ne sono l’anima», parole attribuite al vicepresidente Luca Barilla.
Oggi sono quelle persone a chiedere soprattutto quale sarà il prossimo capitolo della loro storia.
Non necessariamente una storia di chiusura: allo stato attuale non è questo lo scenario annunciato. Le informazioni disponibili parlano, al contrario, di continuità produttiva, tutela dell’occupazione e contratti pluriennali per continuare a realizzare a Marcianise produzioni destinate al Gruppo Barilla.
Ma proprio perché la fabbrica continuerà a vivere, i lavoratori chiedono che siano definiti con chiarezza il modo e le condizioni nelle quali dovrà farlo.
La trattativa industriale dovrà quindi essere accompagnata da quella sociale.
Perché dietro la parola «stabilimento» non esistono soltanto impianti, bilanci e strategie.
Esistono persone.
E dopo più di cinquant’anni trascorsi a costruire una parte della storia industriale di Barilla, Marcianise chiede soprattutto che il futuro non venga raccontato soltanto attraverso un nuovo investimento altrove, ma anche attraverso garanzie solide per chi quella storia ha contribuito a scriverla.

