Caserta, contrabbando di carburante e affari del clan Mazzarella: tre arresti e frode da 8 milioni

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– Indagine della Guardia di Finanza di Caserta coordinata dalla Dda di Napoli: nel mirino un presunto traffico di prodotti energetici con collegamenti al clan Mazzarella
– Sequestrati 133.796 litri di carburante e ricostruito un consumo in frode di oltre 10 milioni di litri, con circa 7,8 milioni di euro di imposte evase
– Tre gli indagati coinvolti: Salvatore Fido, Giuseppe Savino e Gabriele Amodio, quest’ultimo costituitosi a Secondigliano dopo essere stato irreperibile in Grecia

Caserta/Napoli (Redazione) – Un giro milionario di carburante di contrabbando, una rete di fornitori italiani e comunitari, depositi e distributori ritenuti compiacenti e, sullo sfondo, i presunti collegamenti con il clan Mazzarella. È lo scenario ricostruito dall’inchiesta della Guardia di Finanza di Caserta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di tre persone.

Al centro dell’indagine figurano Salvatore Fido, 39 anni, indicato dagli investigatori come figura di vertice del clan Mazzarella, Giuseppe Savino, 50 anni, e Gabriele Amodio, 26 anni. A Fido viene contestato il reato di associazione di tipo camorristico, mentre Amodio e Savino sono indagati per associazione finalizzata al contrabbando di prodotti energetici, con l’aggravante del collegamento con le attività del clan.

L’indagine, condotta dai finanzieri del Comando provinciale di Caserta e coordinata dalla Dda partenopea, avrebbe consentito di ricostruire l’esistenza di un sodalizio specializzato nel traffico illecito di prodotti energetici. Secondo l’ipotesi accusatoria, il gruppo avrebbe utilizzato una rete di contatti sul territorio nazionale e all’estero per procurarsi il carburante attraverso fornitori italiani e di altri Paesi dell’Unione europea.

Il prodotto sarebbe stato successivamente immesso nel mercato attraverso depositi commerciali e distributori ritenuti compiacenti, aggirando gli obblighi fiscali previsti per la commercializzazione dei prodotti energetici. Una parte dei flussi individuati dagli investigatori avrebbe interessato anche il territorio casertano.

I numeri dell’inchiesta restituiscono le dimensioni del presunto sistema. Nel corso delle attività investigative sono stati sequestrati complessivamente 133.796 litri di prodotti energetici. Gli accertamenti avrebbero inoltre consentito di quantificare in 10.162.053 litri il consumo in frode di prodotti sottratti all’accertamento fiscale.

Sul fronte dell’evasione, le imposte sottratte all’erario ammonterebbero a 4.911.414,55 euro per quanto riguarda accise e imposta di consumo e a ulteriori 2.906.660,62 euro di IVA. Complessivamente, dunque, il mancato versamento di imposte riconducibile al presunto traffico di carburante si aggirerebbe sui 7,8 milioni di euro.

Ma il presunto sistema non si sarebbe fermato al contrabbando di carburanti. Gli investigatori avrebbero individuato anche una seconda direttrice dell’attività, legata alla creazione e successiva cessione di crediti fiscali ritenuti fittizi, derivanti da dichiarazioni IVA fraudolente. Il valore complessivo dei crediti individuati sarebbe pari a 6.027.956 euro.

L’inchiesta avrebbe preso le mosse anche dalle intercettazioni effettuate sul cellulare di Salvatore Fido, detenuto nel carcere di Rebibbia. Gli elementi raccolti dagli investigatori avrebbero contribuito a delinearne il ruolo all’interno del presunto sistema e i rapporti con gli altri soggetti coinvolti.

Sul piano cautelare, il provvedimento del Tribunale del Riesame di Napoli, adottato in sede di appello, è diventato definitivo il 15 luglio 2026, dopo che la Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi presentati dalle difese. Due degli indagati sono stati raggiunti dalla misura della custodia cautelare in carcere.

Per Gabriele Amodio, invece, era stato emesso un mandato di arresto europeo dopo il trasferimento in Grecia e la conseguente irreperibilità. Dopo circa un mese, il 25 agosto scorso, il 26enne si è costituito presso la casa circondariale di Napoli-Secondigliano.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dunque, il presunto sistema avrebbe messo in relazione il traffico di carburanti sottratti agli obblighi fiscali con una rete di interessi riconducibile ad ambienti della criminalità organizzata campana. Un’attività capace, sempre secondo l’accusa, di movimentare milioni di litri di prodotti energetici e generare profitti illeciti per milioni di euro.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e, come precisato nelle ricostruzioni relative al provvedimento cautelare, gli indagati devono essere considerati presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.