– Le mobilitazioni al Manzoni, al Diaz e le criticità legate al Mattei riportano al centro il tema dell’edilizia scolastica cittadina
– Dei problemi alla sicurezza, gli studenti chiedono interventi e maggiore attenzione: «Abbiamo una voce e dobbiamo farci sentire»
Caserta (Alessio Piombino) – Le condizioni degli edifici scolastici, le carenze strutturali e le difficoltà che accompagnano quotidianamente la vita tra i banchi. Sono queste alcune delle ragioni che hanno spinto gli studenti di diversi istituti di Caserta, tra cui Manzoni, Diaz e Mattei, a mobilitarsi per chiedere maggiore attenzione alle problematiche delle proprie scuole. Una protesta che va oltre i singoli plessi e richiama l’attenzione su una questione più ampia: il diritto degli studenti a frequentare ambienti sicuri, funzionali e adeguati alle esigenze della comunità scolastica.
Al Manzoni, tra le questioni sollevate figurano la carenza di aule, le condizioni di alcuni ambienti, le infiltrazioni d’acqua e le difficoltà dei pendolari legate agli orari dei trasporti. «Siamo riusciti a protestare e a dire ciò che non ci andava bene», racconta Francesco, uno degli studenti che hanno partecipato alla mobilitazione, sottolineando come il confronto tra i rappresentanti e la dirigenza abbia permesso di portare all’attenzione diversi problemi.
Un rapporto, quello con la dirigente Adele Vairo, che resta un elemento centrale. Francesco, come altri suoi compagni, riconosce la disponibilità mostrata nell’affrontare alcune delle questioni segnalate.
Nel confronto con la dirigenza sono emerse anche altre criticità, tra cui la disponibilità delle aule, le condizioni dei bagni e della palestra e le infiltrazioni d’acqua segnalate in alcuni ambienti. Secondo quanto riferito dallo studente, per i servizi igienici sono già stati avviati alcuni interventi, mentre per le altre problematiche sono attesi ulteriori riscontri.
Tra le questioni affrontate, particolare attenzione è stata riservata alla sesta ora, spesso indicata come una delle ragioni principali del malcontento. Francesco chiarisce, tuttavia, che il problema non riguarda tanto la durata delle lezioni quanto le difficoltà dei pendolari nel conciliare gli orari scolastici con quelli dei mezzi di trasporto. «Noi non ci lamentavamo di dover fare sei ore, perché è una cosa normalissima in molti istituti italiani. Il vero problema era la questione legata agli studenti pendolari». Su questo fronte, riferisce inoltre che sono state introdotte alcune modifiche mirate a migliorare la situazione degli studenti che arrivano dalle zone più lontane della provincia.
La situazione del Manzoni, però, non è isolata. Anche il Diaz è stato interessato da una mobilitazione legata, tra le altre questioni, alle problematiche relative alla sicurezza antincendio e alle scale di emergenza. Sullo sfondo rimane inoltre la vicenda del Mattei, che ha posto gli studenti di fronte alle conseguenze delle criticità strutturali e alla necessità di trovare soluzioni organizzative. Esperienze differenti, ma accomunate dalla richiesta di poter frequentare la scuola in condizioni adeguate, senza che i problemi degli edifici diventino un ostacolo alla quotidianità degli studenti.
A raccontare ancora una volta i disagi vissuti dalle famiglie e dagli studenti del Mattei di Caserta è Iole Arcopinto, madre di una studentessa dell’istituto. «La notizia è stata un fulmine a ciel sereno e ha scaricato su noi genitori e sui nostri figli un’emergenza inaccettabile», racconta, evidenziando le ripercussioni della situazione sull’attività didattica.
Secondo Arcopinto, infatti, le lezioni non riescono a svolgersi pienamente anche perché alcuni laboratori non sono ancora pronti. Una criticità particolarmente rilevante per gli indirizzi che prevedono una componente pratica significativa, come quello odontotecnico. A questo si aggiungono le difficoltà legate ai collegamenti con la zona di San Benedetto, dove si trova la sede che ospita anche l’indirizzo artistico: un’area poco servita dai mezzi pubblici, che rende complicato raggiungere la scuola. «Molti ragazzi hanno dovuto lasciare la scuola per problemi logistici», riferisce la madre, richiamando l’attenzione sulle conseguenze che l’emergenza sta avendo sul percorso scolastico degli studenti.

