– Una delegazione della Fiva Confcommercio Caserta, guidata dal presidente Vincenzo De Matteo e dalla coordinatrice Maria Russo, incontra l’assessore regionale alle Attività produttive Fulvio Bonavitacola. Al centro del confronto la crisi dei mercati, il calo degli incassi, il caro carburanti e la necessità di sostenere gli investimenti delle imprese
– Dai 29mila ambulanti del 2017 ai circa 18mila del 2025 in Campania: il settore denuncia una contrazione allarmante. Proposti un tavolo permanente con l’Anci, mercati serali e agevolazioni economiche. La Regione annuncia prossimi avvisi per investimenti da almeno 30mila euro, con metà dell’importo a fondo perduto, e un nuovo confronto sulla direttiva Bolkestein
Caserta (Redazione) – Undicimila attività scomparse nell’arco di otto anni. Dietro questo dato, che restituisce la dimensione della crisi del commercio ambulante in Campania, si nascondono imprese familiari, posti di lavoro, tradizioni economiche e un patrimonio di relazioni sociali che rischia progressivamente di impoverirsi. Una trasformazione silenziosa che investe non soltanto gli operatori del settore, ma anche la vitalità dei centri urbani e delle comunità locali.
La situazione è stata al centro di un incontro svoltosi presso la Regione Campania tra l’assessore alle Attività produttive Fulvio Bonavitacola e una delegazione delle associazioni di categoria, alla quale hanno partecipato, per Fiva Confcommercio Caserta, il presidente provinciale Vincenzo De Matteo e la coordinatrice Maria Russo.
Sul tavolo le principali difficoltà che attraversano il comparto: la progressiva riduzione degli incassi, la delocalizzazione delle aree mercatali, l’aumento dei costi di gestione e, soprattutto, il rincaro dei carburanti, particolarmente gravoso per gli operatori che ogni settimana percorrono centinaia di chilometri per raggiungere i posteggi assegnati nei diversi comuni.
Una crisi che, secondo le associazioni, rischia di compromettere la sopravvivenza di un modello commerciale storicamente radicato nell’economia campana.
«Quello dei venditori ambulanti – spiega Vincenzo De Matteo – è un settore che rischia di scomparire nel silenzio delle istituzioni locali e ciò malgrado la loro attività ricopra un ruolo fondamentale per i centri urbani e per le comunità».
Il presidente provinciale richiama soprattutto la funzione economica e sociale dei mercati, luoghi di incontro che contribuiscono alla vivibilità dei territori e rappresentano, per numerose famiglie, un’alternativa commerciale accessibile.
«I mercati sono infatti luoghi di socializzazione e benessere per un territorio ma sono anche calmieratori di prezzi, e in più alimentano l’indotto di una città. La crisi persistente che sta attanagliando la categoria scoraggia molti a investire e ad affrontare nuove spese per l’ammodernamento e la promozione delle attività».
Da qui la richiesta di istituire un fondo regionale specificamente destinato agli ambulanti, attraverso il quale sostenere il rinnovamento delle imprese e favorire investimenti che molti operatori, nelle attuali condizioni, non riescono più ad affrontare.
A confermare la gravità della situazione sono i dati illustrati durante il confronto. Secondo le cifre emerse, in Campania gli operatori ambulanti sarebbero passati dagli oltre 29mila del 2017 ai circa 18mila del 2025, con una riduzione stimata superiore alle 11mila unità.
Un arretramento consistente, che le organizzazioni di categoria considerano un segnale della necessità di intervenire con misure strutturali e non soltanto emergenziali.
Tra le proposte avanzate figura l’istituzione di un tavolo permanente presso la Regione Campania, con il coinvolgimento dell’Anci, per affrontare con continuità le problematiche segnalate dalle associazioni e individuare soluzioni condivise con le amministrazioni comunali.
L’attenzione si è concentrata anche sulla possibilità di valorizzare i mercati attraverso nuove iniziative, eventi e una maggiore frequenza degli appuntamenti commerciali, prevedendo anche aperture serali, soprattutto durante la stagione estiva.
Una prospettiva che richiederebbe tuttavia interventi infrastrutturali, considerando che numerose aree mercatali risultano prive di adeguati impianti di illuminazione pubblica.
Particolarmente delicato anche il capitolo normativo. Le associazioni hanno sollecitato un confronto sulle modifiche al Testo unico del commercio e sulla necessità di predisporre linee guida chiare per l’applicazione della direttiva Bolkestein, con specifico riferimento alle procedure selettive per le concessioni sulle aree pubbliche e alla questione del rinnovo automatico dei posteggi.
Su entrambi i temi è stata richiesta l’apertura di un confronto in tempi brevi, per offrire agli operatori un quadro di maggiore certezza amministrativa.
Nel corso dell’incontro, l’assessore regionale Fulvio Bonavitacola ha riconosciuto il valore del comparto, sottolineandone una funzione che supera la dimensione strettamente economica.
«Ritengo che il commercio ambulante vada tutelato dal punto di vista civile e culturale prima ancora che economico e occupazionale perché si tratta di un elemento identitario del nostro territorio».
L’esponente della Giunta regionale ha manifestato la disponibilità dell’ente a prevedere bandi e finanziamenti destinati alla categoria, precisando tuttavia che sarà necessario il coinvolgimento diretto dei Comuni attraverso la presentazione di progetti adeguati.
Un primo segnale concreto potrebbe arrivare dalle misure economiche annunciate a sostegno dell’artigianato e del commercio di prossimità.
«A breve saranno pubblicati degli avvisi relativi a misure economiche a sostegno dell’artigianato e del commercio di prossimità con un investimento minimo di 30mila euro, metà dell’importo sarà erogata a fondo perduto e l’altra metà sotto forma di mutuo al netto degli interessi dei quali si farà carico la Regione».
Secondo quanto illustrato dall’assessore, tali strumenti potrebbero rappresentare un’opportunità per favorire l’ammodernamento delle attività e sostenere quegli investimenti che la crisi economica ha progressivamente reso più difficili.
Un ulteriore nodo riguarda il costo dell’energia e dei carburanti. Le associazioni hanno chiesto di valutare forme di calmierazione dei prezzi per gli operatori ambulanti oppure l’esonero dal canone per l’occupazione del suolo pubblico, quale misura compensativa rispetto ai maggiori oneri sostenuti per gli spostamenti.
Sul punto Fulvio Bonavitacola ha riconosciuto che gli aumenti dei carburanti incidono in maniera differente sulle diverse categorie produttive.
«È evidente che l’aumento dei costi del carburante ha colpito tutti e che non tutti lo subiscono allo stesso modo. Prendo atto pertanto delle vostre istanze e le porterò all’attenzione dell’amministrazione regionale per poi valutare il da farsi».
L’assessore ha infine garantito la convocazione di un nuovo incontro con le associazioni, dedicato in particolare al Testo unico del commercio e alla direttiva Bolkestein.
Il confronto regionale si chiude dunque con alcune aperture e una serie di questioni ancora da definire. Le misure economiche annunciate dovranno tradursi in provvedimenti operativi, mentre restano da affrontare le difficoltà quotidiane di una categoria che continua a garantire servizi, occupazione e occasioni di socialità in numerosi comuni della Campania.
La sfida, tuttavia, non riguarda soltanto la sopravvivenza delle singole imprese. Difendere il commercio ambulante significa anche preservare un pezzo dell’identità economica e culturale dei territori. Perché ogni banco che scompare da un mercato non rappresenta soltanto un’attività che chiude, ma anche una relazione che si interrompe e una parte della vita collettiva che rischia di andare perduta.

