– La dirigente scolastica dell’Istituto Francesco Giordani tra i relatori alla presentazione del libro di Marinella Sorrentino alla libreria Giunti al Punto: «La scuola deve accompagnare le fragilità dei ragazzi e aiutarli a costruire la propria autonomia»
– Alla serata anche gli studenti del Giordani, con una significativa presenza degli allievi del serale e dei docenti. Serpico: «Credo fermamente nella scuola. La lettura è fondamentale per sviluppare capacità critica anche di fronte all’intelligenza artificiale e alla tecnologia»
Caserta (Carlo Pascarella) – Raccontare l’imperfezione significa spesso raccontare la parte più autentica dell’essere umano: quella che sfugge alle rappresentazioni ordinate dell’esistenza e lascia emergere fragilità, contraddizioni, desiderio di libertà e bisogno di riconoscersi al di là delle aspettative degli altri.
È attorno a questi territori dell’animo che si è sviluppata, alla libreria Giunti al Punto di Caserta, la presentazione di «La nostra imperfetta umanità», il romanzo di Marinella Sorrentino, pubblicato da Guida Editori.
Una serata nella quale la letteratura è diventata occasione per interrogarsi sulle relazioni umane e familiari, sui condizionamenti che possono accompagnare la crescita e sulla difficile conquista dell’autonomia personale.
Il libro segue il percorso di Alice, protagonista chiamata a confrontarsi con legami, fragilità e scelte che finiscono per comporre un viaggio non soltanto geografico, ma soprattutto interiore. La sua decisione di lasciare il territorio apre anche una finestra su una questione profondamente contemporanea: quella di tanti giovani che cercano altrove opportunità, realizzazione e una dimensione nella quale costruire liberamente il proprio futuro.
Al tavolo dei relatori, insieme all’autrice, anche Antonella Serpico, dirigente scolastica dell’Istituto Francesco Giordani di Caserta, Ida Roccasalva, counselor sistemico-relazionale, e Carla Iuliano, psicologa di Spazio Donna.
Particolarmente significativa la partecipazione degli studenti dell’Istituto Francesco Giordani, protagonisti anche di un momento di reading. Alla serata hanno preso parte gli allievi dei corsi ordinari e, con una presenza importante, quelli del serale, insieme ai docenti. Tra loro anche Jessica Iovane, referente del corso serale del Giordani, a testimonianza di una partecipazione studentesca che ha contribuito a dare ulteriore significato al confronto sviluppatosi intorno al libro.
La presentazione del romanzo ha così consentito di mettere in comunicazione letteratura e scuola, facendo delle vicende raccontate nel libro il punto di partenza per una riflessione più ampia sulle difficoltà che attraversano la crescita e sul ruolo delle istituzioni educative.
Da questi temi ha preso le mosse l’intervista ad Antonella Serpico, realizzata nell’ambito della serata. Alla dirigente abbiamo chiesto quale spazio possa trovare l’imperfezione in una società che sembra chiedere ai giovani soprattutto prestazioni, rapidità e successo, e quanto la scuola sia oggi capace di accompagnare le loro fragilità.
«È proprio questo uno degli argomenti sui quali ho costruito il mio intervento. La scuola deve confrontarsi con le fragilità delle persone e chiedersi quanto sia realmente capace di stare accanto ai ragazzi. Stiamo facendo molto: penso ai progetti legati alla lettura, allo psicologo in classe e alle attività che realizziamo anche sul territorio. Cerchiamo di costruire un vero accompagnamento alla fragilità».
Il percorso della protagonista del romanzo conduce inevitabilmente a un’altra questione: l’autonomia. Quanto può fare la scuola per educare un ragazzo a scegliere liberamente, senza rimanere schiacciato dalle aspettative familiari e sociali?
«Esistono problemi che i giovani portano con sé dalla famiglia e rispetto ai quali la scuola, pur mettendo in campo tutta la propria forza educativa, non sempre riesce a compiere miracoli. Naturalmente non bisogna generalizzare: esistono tantissime famiglie positive e presenti. Ma quando emergono situazioni difficili la scuola deve provare a offrire strumenti che aiutino il ragazzo a costruire la propria autonomia».
Nel confronto è emerso anche il delicato rapporto tra autorità, libertà e possibili forme di sopraffazione all’interno dello stesso ambiente educativo.
Su questo punto il pensiero della dirigente è netto: «I ragazzi vanno sempre difesi». La scuola deve dunque possedere anche la capacità di interrogarsi su se stessa e impedire che il ruolo educativo o una posizione di autorità possano degenerare in forme di pressione sullo studente.
L’intervista ha poi spostato lo sguardo su una delle grandi questioni educative del presente: la formazione di una coscienza critica nell’epoca dell’intelligenza artificiale, della comunicazione immediata e di una tecnologia sempre più pervasiva.
Per un istituto a forte vocazione tecnologica come il Giordani si tratta di una sfida particolarmente significativa.
«Dobbiamo innanzitutto far comprendere ai ragazzi che cosa sia realmente questa nuova intelligenza artificiale e quale rapporto dobbiamo avere con la tecnologia. Noi, proprio perché siamo una scuola tecnologica, affrontiamo direttamente questi temi. La tecnologia, se utilizzata responsabilmente, rappresenta una risorsa importante. Ma il nostro compito è soprattutto sviluppare la capacità critica».
Ed è qui che, nelle parole della dirigente, il libro e la lettura tornano ad assumere una funzione educativa essenziale.
«Come si costruisce la capacità critica? Facendo leggere i libri, offrendo alternative e mettendo lo studente davanti anche alle problematiche che possono derivare dall’intelligenza artificiale o da un uso eccessivo della tecnologia».
Serpico rivendica soprattutto la funzione quotidiana di chi vive la scuola nelle aule, riconoscendo agli insegnanti un ruolo decisivo nell’intercettare inquietudini, difficoltà e trasformazioni dei giovani.
«Credo fermamente nella scuola perché esiste un esercito di docenti bravissimi, che svolgono il proprio lavoro con passione. Noi dirigenti abbiamo responsabilità molto pesanti, ma è il docente che vive la classe giorno dopo giorno e affronta concretamente le problematiche dei ragazzi».
La serata dedicata a «La nostra imperfetta umanità» ha finito così per oltrepassare i confini della presentazione letteraria. Le pagine di Marinella Sorrentino hanno aperto uno spazio di confronto sulla famiglia, sulla scuola, sulle relazioni e sulla libertà di costruire la propria identità.
E la presenza degli studenti del Giordani, compresi gli allievi del serale, ha dato a quelle riflessioni una concretezza particolare: i giovani non soltanto come destinatari di un discorso educativo, ma come protagonisti di un incontro nel quale il libro diventa occasione di confronto.
Il compito più alto della letteratura e della scuola finisce per incontrarsi proprio qui: non promettere esseri umani perfetti, ma offrire parole e strumenti perché ciascuno possa comprendere la propria imperfezione, trasformarla in consapevolezza e scegliere, infine, con maggiore libertà la propria strada.
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