Caserta, scioglimento per camorra: cosa emerge dalla sentenza del Consiglio di Stato tra appalti, politica e condizionamenti

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– Dopo la conferma dello scioglimento del Comune, un approfondimento sulle motivazioni della decisione che ha respinto l’appello dell’ex sindaco Carlo Marino. Sotto esame rapporti con ambienti criminali, affidamenti pubblici, servizi sociali e gestione degli uffici comunali

– I giudici hanno valutato complessivamente gli elementi raccolti dalla Prefettura e dal Ministero dell’Interno, ritenendo insufficienti le contestazioni della difesa. Nel procedimento anche l’ex consigliere Donato Aspromonte, assistito dall’avvocato Luigi Adinolfi, che si è opposto all’annullamento dello scioglimento

Caserta (Redazione) – Non soltanto la conferma dello scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche, ma anche una ricostruzione delle vicende amministrative e dei rapporti tra politica, apparato burocratico e ambienti criminali che hanno portato all’intervento dello Stato. La sentenza numero 7733 del 2026 del Consiglio di Stato, Terza Sezione, rappresenta un passaggio decisivo nella vicenda che ha interessato il Comune di Caserta, già affidato alla gestione commissariale nell’aprile dello scorso anno.

Dopo la notizia del rigetto dell’appello presentato dall’ex sindaco Carlo Marino, l’esame delle motivazioni consente di approfondire gli elementi sui quali si è concentrata la valutazione dei giudici amministrativi, chiamati a stabilire se lo scioglimento dell’ente fosse giuridicamente legittimo.

Il provvedimento originario risale al 23 aprile 2025, quando il Presidente della Repubblica dispose lo scioglimento del Consiglio comunale sulla base degli accertamenti condotti dalla Commissione d’accesso, delle valutazioni della Prefettura di Caserta e della proposta del Ministero dell’Interno.

Una decisione successivamente confermata dal Tar del Lazio, con sentenza pubblicata il primo aprile 2026, e ora anche dal Consiglio di Stato, che ha respinto l’appello dell’ex primo cittadino.

Il punto centrale della pronuncia riguarda l’esistenza di un quadro di elementi ritenuti sufficienti a dimostrare il rischio concreto di condizionamento dell’attività amministrativa da parte della criminalità organizzata.

Per i giudici, gli episodi esaminati non devono essere considerati separatamente, ma valutati nel loro insieme, tenendo conto delle relazioni tra amministratori, funzionari comunali, imprese e soggetti riconducibili ad ambienti criminali.

Uno degli aspetti approfonditi riguarda le elezioni amministrative del 2021 e il presunto sostegno elettorale proveniente da persone considerate vicine al clan Belforte.

Negli atti vengono richiamate le posizioni dell’ex vicesindaco Emiliano Casale e dell’ex assessore Massimiliano Marzo, coinvolti nelle vicende giudiziarie relative a ipotesi di corruzione elettorale.

La difesa aveva contestato la ricostruzione, richiamando anche provvedimenti favorevoli emessi nell’ambito dei procedimenti penali e sostenendo l’insufficienza degli elementi relativi a un presunto accordo elettorale.

Il Consiglio di Stato ha tuttavia ritenuto che tali circostanze non fossero decisive per escludere la legittimità dello scioglimento, trattandosi di una misura amministrativa preventiva che non richiede necessariamente l’accertamento definitivo di responsabilità penali.

Un altro elemento affrontato nella sentenza riguarda la presenza e l’operatività della criminalità organizzata sul territorio casertano. La difesa dell’ex sindaco aveva sostenuto che il clan Belforte fosse ormai disgregato e che non potesse essere considerato ancora capace di esercitare un’effettiva influenza.

I giudici hanno invece richiamato le informazioni raccolte dagli organi investigativi, ritenendo che il quadro disponibile documentasse la persistente operatività di gruppi criminali sul territorio. Le valutazioni hanno riguardato anche soggetti ritenuti vicini al clan dei Casalesi.

Particolare attenzione è stata riservata al settore degli appalti pubblici e alle procedure di affidamento di lavori e servizi comunali.

Tra le vicende esaminate figura quella relativa all’asse viario di collegamento tra via Volta e via Carcas, con riferimento alla società Edil Idea e alle modifiche intervenute nella sua compagine societaria.

La documentazione richiamata nel giudizio riguarda, tra gli altri aspetti, il mancato aggiornamento delle verifiche antimafia dopo l’ingresso nella società di un soggetto appartenente a una famiglia ritenuta vicina ad ambienti della criminalità organizzata.

Nello stesso contesto vengono richiamati anche lavori edilizi effettuati con il Superbonus 110% presso il condominio di residenza dell’ex sindaco, circostanza considerata dai giudici nell’ambito della valutazione complessiva dei rapporti tra amministrazione e operatori economici.

Un ulteriore capitolo riguarda il ruolo dell’ex dirigente comunale Francesco Biondi, coinvolto in procedimenti giudiziari relativi alla gestione di servizi e lavori pubblici.

Secondo quanto emerge dalla pronuncia, l’amministrazione avrebbe mantenuto il dirigente in posizioni di responsabilità in settori strategici, nonostante le vicende giudiziarie che lo interessavano.

Il Consiglio di Stato ha inoltre considerato tardive alcune misure correttive successivamente adottate, ritenendo che non fossero sufficienti a superare il quadro complessivo delle criticità amministrative rilevate.

L’analisi si estende ai servizi socio-assistenziali, settore nel quale sono state esaminate procedure di affidamento diretto e proroghe contrattuali reiterate.

Negli atti viene richiamata anche la posizione dell’ex assessore Maria Giovanna Sparago, coinvolta in accertamenti giudiziari riguardanti i rapporti tra amministrazione comunale e cooperative operanti nei servizi sociali.

Le contestazioni esaminate riguardano presunti favoritismi nell’affidamento di servizi e incarichi, nonché il ricorso a proroghe in attesa di nuove procedure di gara.

Tra gli altri settori oggetto delle valutazioni figurano la gestione dei parcheggi pubblici di via IV Novembre, dell’ex Caserma Pollio e di via San Carlo, oltre ad aspetti relativi alla manutenzione del verde e al servizio di raccolta dei rifiuti.

Anche in questi casi il Consiglio di Stato ha ritenuto necessario considerare gli episodi all’interno di un quadro unitario, piuttosto che attribuire a ciascuna vicenda un significato isolato.

Nel procedimento ha assunto una posizione distinta l’ex consigliere comunale di opposizione Donato Aspromonte, rappresentato dall’avvocato Luigi Adinolfi, costituitosi per sostenere la legittimità del provvedimento di scioglimento.

La sua posizione processuale si è dunque contrapposta a quella dell’ex sindaco, che aveva chiesto l’annullamento della decisione ministeriale.

Il rigetto dell’appello chiude il giudizio ordinario davanti alla giustizia amministrativa sullo scioglimento del Comune, confermando le conclusioni alle quali era già giunto il Tar del Lazio.

Un aspetto giuridico merita tuttavia una distinzione fondamentale. La conferma dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche non equivale a una condanna penale di tutti gli amministratori comunali, né comporta un’automatica attribuzione di responsabilità individuali a ciascun componente del Consiglio.

La disciplina prevista dall’articolo 143 del Testo unico degli enti locali ha infatti natura preventiva e riguarda la tutela dell’imparzialità dell’amministrazione, del regolare funzionamento dei servizi e della capacità delle istituzioni di operare senza condizionamenti criminali.

Le eventuali responsabilità penali individuali devono essere accertate attraverso procedimenti autonomi, secondo le regole e le garanzie previste dall’ordinamento.

La sentenza del Consiglio di Stato assume quindi particolare rilievo sul piano amministrativo e istituzionale, perché conferma che gli elementi raccolti dagli organi dello Stato erano sufficienti a giustificare un provvedimento eccezionale come lo scioglimento di un’amministrazione comunale.

Per Caserta resta aperta la fase della gestione commissariale e del risanamento amministrativo, con l’obiettivo di ristabilire condizioni di regolarità, trasparenza e piena funzionalità degli uffici.

La decisione rappresenta un riferimento giuridico importante per comprendere le ragioni dell’intervento dello Stato, ma anche per distinguere i diversi livelli di responsabilità amministrativa, politica e penale.

Dalla ricostruzione delle vicende esaminate emerge soprattutto la rilevanza dei controlli sugli affidamenti pubblici, della vigilanza sull’attività dei dirigenti e della capacità delle istituzioni di prevenire possibili interferenze esterne.

La vicenda giudiziaria dello scioglimento trova così una conclusione davanti alla giustizia amministrativa, mentre il futuro della città resta legato al percorso di risanamento dell’ente e alla ricostruzione di un rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.