Castel Volturno, diecimila contro il Cpr: il vescovo di Caserta Pietro Lagnese guida la mobilitazione della Chiesa e delle istituzioni

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– Imponente manifestazione sul litorale casertano contro la realizzazione del Centro di permanenza per i rimpatri. In prima fila il vescovo Pietro Lagnese, il cardinale Mimmo Battaglia e numerosi esponenti religiosi, insieme ad associazioni, sindacati e comunità migranti

– Il presidente della Regione Campania Roberto Fico annuncia un ricorso contro l’aggiudicazione dell’appalto. Monsignor Lagnese richiama il valore dell’integrazione e della non violenza, mentre resta aperto il confronto sul futuro della struttura prevista in località La Piana

Castel Volturno (Redazione) – Una mobilitazione imponente, guidata dalla Chiesa e sostenuta da istituzioni, associazioni, sindacati e migliaia di cittadini, ha attraversato le strade di Castel Volturno per manifestare contro la realizzazione del Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr). Al centro della giornata di sabato 24 ottobre, caratterizzata dalla partecipazione di circa diecimila persone secondo le stime della Questura di Caserta e quasi ventimila secondo gli organizzatori, la figura del vescovo di Caserta e arcivescovo di Capua, monsignor Pietro Lagnese, tra i principali promotori dell’iniziativa.

Una manifestazione che ha assunto una dimensione nazionale, richiamando sul litorale domizio rappresentanti del mondo religioso, istituzionale e associativo, uniti dalla contrarietà al progetto governativo che prevede la costruzione di una struttura destinata al trattenimento dei cittadini stranieri in attesa di rimpatrio.

Il corteo ha attraversato la Domiziana, una delle principali arterie del territorio, diventata per l’occasione il luogo simbolico di una protesta che ha posto al centro il rapporto tra sicurezza, accoglienza, diritti e condizioni sociali delle comunità migranti.

Particolarmente significativa è stata la partecipazione di monsignor Pietro Lagnese, che ha accompagnato la manifestazione sin dalle sue fasi organizzative, richiamando ripetutamente l’attenzione sulla necessità di affrontare il fenomeno migratorio attraverso politiche rispettose della dignità umana.

Il vescovo di Caserta ha espresso soddisfazione per la partecipazione e per lo svolgimento pacifico della mobilitazione, sottolineando il valore di una manifestazione capace di riunire sensibilità differenti senza degenerare in episodi di violenza.

Per monsignor Pietro Lagnese, la presenza di migliaia di persone rappresenta un segnale importante della volontà di costruire percorsi alternativi alla realizzazione dei centri di trattenimento. La sua riflessione si concentra soprattutto sul concetto di sicurezza, che non può essere separato dalle politiche di integrazione e dal riconoscimento della dignità delle persone.

«La vera sicurezza si costruisce con l’integrazione e l’amicizia», ha affermato il presule, sintetizzando il significato della posizione assunta dalla Chiesa casertana.

Accanto a lui ha sfilato il cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, che ha rivolto un appello al Governo affinché riconsideri la decisione di costruire il Cpr a Castel Volturno.

Nel suo intervento, il cardinale ha richiamato le condizioni di difficoltà vissute da numerose persone straniere, evidenziando come il territorio sia segnato da fenomeni di sfruttamento lavorativo, precarietà abitativa e presenza della criminalità organizzata.

«Il problema non sono gli immigrati ma la camorra», ha dichiarato Mimmo Battaglia, ponendo l’attenzione sulle responsabilità delle organizzazioni criminali e sulla necessità di contrastare i fenomeni di illegalità che continuano a incidere sulla vita sociale ed economica del litorale.

Al corteo hanno partecipato anche monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, e altri rappresentanti dell’episcopato campano, confermando una presenza significativa della Chiesa nella mobilitazione.

L’iniziativa ha visto inoltre la partecipazione di numerose realtà cattoliche impegnate quotidianamente nell’assistenza e nell’integrazione delle persone migranti, a partire dal Centro Fernandes, struttura che da anni costituisce un punto di riferimento per le attività sociali sul territorio.

Il direttore del centro, Antonio Casale, ha evidenziato il significato della partecipazione di tante realtà associative, interpretandola come una testimonianza concreta della capacità di accoglienza e solidarietà presente nella società civile.

In prima fila anche il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha ribadito la contrarietà dell’amministrazione regionale alla realizzazione del Cpr e annunciato l’intenzione di ricorrere contro l’aggiudicazione dell’appalto per la costruzione della struttura.

La posizione del governatore si fonda sulla convinzione che Castel Volturno abbia bisogno soprattutto di investimenti nella riqualificazione urbana, nei servizi pubblici, nei trasporti, nella scuola e nell’assistenza sanitaria.

Secondo Roberto Fico, la realizzazione del centro rappresenterebbe una scelta non coerente con le esigenze di sviluppo del territorio, già interessato da criticità sociali e ambientali che richiedono interventi strutturali.

L’annuncio dell’iniziativa giudiziaria arriva mentre il progetto governativo registra un avanzamento sul piano amministrativo, con l’aggiudicazione della procedura per la realizzazione della struttura prevista in località La Piana.

Un passaggio che rende ancora più significativo il confronto tra Governo e Regione Campania, anche alla luce delle questioni ambientali relative all’area individuata per l’intervento.

Il progetto riguarda un centro da 120 posti destinato al trattenimento amministrativo di cittadini stranieri sottoposti a procedure di rimpatrio. Una tipologia di struttura che il Governo considera parte degli strumenti necessari alla gestione dell’immigrazione irregolare, ma che viene contestata dai promotori della manifestazione per le conseguenze che, a loro giudizio, potrebbe determinare sul piano umano e sociale.

Alla protesta hanno aderito numerose organizzazioni, tra cui Arci, Legambiente, Libera, Cgil, Uil e Movimento Migranti e Rifugiati, insieme a delegazioni provenienti da diverse regioni italiane.

Una partecipazione eterogenea che ha coinvolto anche centri sociali, gruppi studenteschi, volontari e lavoratori stranieri, molti dei quali impiegati nei settori agricolo ed edilizio.

Proprio le testimonianze dei braccianti hanno rappresentato uno dei momenti più significativi della giornata. Lavoratori di origine indiana e bengalese hanno raccontato le difficoltà quotidiane legate agli orari di lavoro, alla mancanza di contratti regolari e alle condizioni di sfruttamento che interessano alcune attività produttive del territorio.

Una realtà complessa, nella quale la presenza di numerose comunità straniere si intreccia con le problematiche dell’economia locale e con la necessità di garantire maggiori controlli sul rispetto delle norme relative al lavoro e alla sicurezza.

Tra gli interventi anche quello di Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Campania, che ha espresso perplessità sulla scelta di localizzare il Cpr in un territorio caratterizzato da importanti carenze infrastrutturali e sociali.

Il sindacalista ha richiamato la necessità di migliorare i collegamenti, i servizi sanitari e le opportunità di integrazione, ritenendo queste priorità più rispondenti alle esigenze della popolazione.

Dello stesso orientamento Tina Cioffo, del Comitato Don Diana, che ha espresso una netta contrarietà alla realizzazione della struttura, richiamando i principi di umanità e tutela dei diritti fondamentali.

Durante la manifestazione sono stati esposti striscioni e scanditi slogan contro i Cpr, insieme a richieste di regolarizzazione dei migranti e di nuove politiche nazionali sull’immigrazione.

Non sono mancate, tuttavia, le polemiche politiche. L’opposizione di centrodestra nel Consiglio regionale della Campania ha contestato la partecipazione del presidente Roberto Fico, richiamando alcune espressioni offensive rivolte ai Carabinieri da singoli manifestanti e altri slogan ritenuti inaccettabili.

Una controversia che ha accompagnato il dibattito politico sulla manifestazione, senza modificare il significato della mobilitazione e il suo svolgimento complessivamente pacifico.

Il vescovo Pietro Lagnese, nel commentare la giornata, ha ribadito proprio l’importanza di una partecipazione rispettosa delle regole e priva di atteggiamenti provocatori, indicando nel dialogo e nella non violenza gli strumenti attraverso i quali affrontare questioni sociali tanto delicate.

La manifestazione di Castel Volturno riporta così al centro dell’attenzione nazionale il futuro del litorale casertano, territorio caratterizzato da straordinarie potenzialità ma anche da problemi che richiedono risposte coordinate delle istituzioni.

La presenza congiunta di rappresentanti della Chiesa, amministratori regionali, associazioni e comunità migranti testimonia l’ampiezza di un confronto che non riguarda esclusivamente la costruzione di una struttura, ma investe il modello di sviluppo e di integrazione da perseguire.

La mobilitazione del 24 ottobre non conclude il confronto istituzionale sul progetto. L’aggiudicazione dell’appalto e le iniziative legali annunciate dalla Regione aprono infatti una nuova fase, nella quale saranno determinanti gli ulteriori passaggi amministrativi e le eventuali decisioni della magistratura.

Per Castel Volturno resta la forza simbolica di una giornata nella quale migliaia di persone hanno attraversato le strade del territorio per esprimere pubblicamente la propria posizione.

E nel ruolo assunto dal vescovo di Caserta, monsignor Pietro Lagnese, emerge soprattutto il richiamo a un principio che attraversa l’intero dibattito: la sicurezza delle comunità e la dignità delle persone devono essere considerate responsabilità complementari, da affrontare attraverso scelte capaci di coniugare rispetto delle leggi, solidarietà e attenzione alle necessità del territorio.