– Il romanzo d’esordio della scrittrice napoletana approda alla finale della seconda edizione del Premio nazionale «Agrorinasce – Letteratura per il Sociale e la Legalità». La cerimonia martedì 27 ottobre, alle 16.30, nel Centro «Rosario Livatino», bene confiscato alla camorra e restituito alla collettività
– Dopo la candidatura al Premio Strega 2026 e la vittoria del Premio Nabokov, un nuovo riconoscimento per un’opera che esplora solitudine, marginalità e ricerca di identità. L’autrice richiama la responsabilità civile della scrittura e il valore della cultura nei percorsi di riscatto sociale
Napoli/Casapesenna (Redazione) – Una Napoli notturna, attraversata dalle inquietudini di chi vive ai margini, diventa il luogo narrativo nel quale raccontare la fragilità delle relazioni, la solitudine e la difficile ricerca di un’identità. Con «Nata nell’acqua sporca», il suo romanzo d’esordio pubblicato da Giulio Perrone Editore, la scrittrice napoletana Giuliana Vitali conquista un nuovo importante riconoscimento, entrando nella rosa dei finalisti della seconda edizione del Premio letterario nazionale «Agrorinasce – Letteratura per il Sociale e la Legalità».
La cerimonia conclusiva è in programma domani, martedì 27 ottobre 2026, alle ore 16.30, presso il Centro di Aggregazione Giovanile per l’Arte e la Cultura «Rosario Livatino» di Casapesenna, in provincia di Caserta.
La scelta della sede conferisce all’iniziativa un significato particolarmente profondo. Il centro è infatti ospitato in un bene confiscato alla camorra e restituito alla collettività, oggi gestito dalla cooperativa sociale Maeditactio. Uno spazio che rappresenta concretamente la possibilità di trasformare luoghi sottratti alla criminalità organizzata in occasioni di incontro, formazione e partecipazione culturale.
Proprio questo legame tra letteratura, impegno civile e recupero del territorio costituisce uno degli elementi centrali del premio, promosso da Agrorinasce in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e Terra Somnia Editore, con il patrocinio dell’Ufficio scolastico regionale per la Campania.
Per Giuliana Vitali, il riconoscimento assume un valore che supera la dimensione strettamente letteraria, collocandosi all’interno di una riflessione più ampia sul rapporto tra scrittura e società.
L’autrice sottolinea infatti l’importanza del dialogo tra la letteratura e le realtà che operano concretamente nei territori per contrastare l’emarginazione, restituire opportunità e costruire percorsi di riscatto.
Una posizione che attribuisce alla narrazione una responsabilità civile, senza tuttavia ridurla a uno strumento di educazione o a una semplice rappresentazione sociologica dei problemi contemporanei.
Secondo la scrittrice, la letteratura deve soprattutto interrogare la realtà, far emergere le contraddizioni e mettere in discussione le certezze sulle quali si fondano sistemi sociali e culturali segnati da disuguaglianze e ingiustizie.
Una concezione della scrittura che trova espressione proprio nelle pagine di «Nata nell’acqua sporca», romanzo nel quale il racconto individuale diventa uno strumento per osservare le inquietudini di un’intera generazione.
La protagonista è Sara, una giovane donna cresciuta in un contesto familiare segnato dall’assenza e dalla distanza emotiva. Il padre, imprenditore, si è trasferito in Albania, mentre la madre, giornalista, appare incapace di costruire con la figlia un rapporto affettivo sufficientemente profondo.
Attorno a questa fragilità prende forma una storia di ricerca e smarrimento, nella quale la protagonista attraversa esperienze, relazioni e situazioni che mettono in discussione il proprio senso di appartenenza.
Napoli costituisce lo scenario privilegiato della narrazione, ma non è soltanto uno sfondo geografico. La città assume una dimensione simbolica, diventando il luogo delle contraddizioni, delle ferite individuali e delle possibilità di resistenza.
È una Napoli lontana dalle rappresentazioni turistiche, popolata da figure spesso invisibili, da giovani inquieti e da esistenze che si muovono ai margini delle convenzioni sociali.
Attraverso questo universo narrativo, Giuliana Vitali affronta temi che appartengono a molte realtà contemporanee: la precarietà affettiva, il disagio giovanile, la difficoltà di costruire legami autentici e il bisogno di trovare un posto nel mondo.
L’opera invita il lettore a confrontarsi con queste condizioni senza offrire soluzioni semplicistiche o rassicurazioni immediate.
Il romanzo, accompagnato da un contributo dello scrittore Silvio Perrella, ha già ottenuto numerosi riconoscimenti, costruendo un percorso significativo nel panorama letterario nazionale.
Tra i risultati più importanti figura la candidatura al Premio Strega 2026, su proposta di Marco Debenedetti, che ha portato l’opera all’attenzione di una delle più prestigiose competizioni letterarie italiane.
A questo traguardo si è aggiunta la vittoria del Premio Nabokov 2026, seguita dal riconoscimento al Premio Caravaggio Argentario per la narrativa edita.
Il libro ha inoltre ottenuto un premio nell’ambito del concorso letterario di Quartu Sant’Elena, oltre a raggiungere la finale del Premio Supernova e del Premio Cava de’ Tirreni.
Da segnalare anche il secondo posto al Premio Agitazioni Letterarie Castelluccesi e l’inserimento tra i quindici migliori libri selezionati per il Premio Fiesole.
Un percorso che testimonia l’attenzione riservata dalla critica e dalle giurie letterarie a un’opera prima capace di affrontare argomenti complessi attraverso una scrittura attenta alle emozioni e alle contraddizioni dell’esperienza umana.
La candidatura al Premio Agrorinasce aggiunge adesso una dimensione particolarmente significativa, perché inserisce il romanzo in un’iniziativa dedicata espressamente alla relazione tra letteratura, responsabilità sociale e cultura della legalità.
Nella categoria Narrativa edita, Giuliana Vitali concorre insieme a Pino Capuano, autore di «Un filo che resiste», e Diana Bosnjak, con «Che caos in via Babilonia».
La manifestazione comprende complessivamente cinque sezioni, dedicate alla narrativa e alla saggistica, edite e inedite, con uno spazio riservato anche ai giovani autori.
Quindici i finalisti selezionati dalla giuria, chiamati a partecipare alla cerimonia conclusiva durante la quale saranno annunciati i vincitori dei diversi riconoscimenti.
Tra gli ospiti è prevista anche la presenza di Luca Abete, inviato televisivo conosciuto per il proprio impegno nel racconto di problematiche sociali e situazioni di illegalità.
La premiazione rappresenterà inoltre un’occasione per valorizzare il lavoro di recupero dei beni confiscati alla criminalità organizzata, attraverso un’iniziativa capace di coinvolgere autori, studenti, istituzioni e operatori culturali.
Nel territorio di Casapesenna, storicamente segnato dalla presenza del clan dei Casalesi, la trasformazione degli immobili sottratti alle organizzazioni criminali assume un significato che va oltre il semplice riutilizzo degli edifici.
Destinare questi spazi alla cultura significa restituire alla comunità luoghi di partecipazione, offrendo soprattutto alle nuove generazioni opportunità di conoscenza e crescita civile.
In questo contesto, la presenza di «Nata nell’acqua sporca» tra le opere finaliste appare coerente con le finalità del premio, perché la narrazione di Giuliana Vitali rivolge lo sguardo proprio verso quelle fragilità individuali e collettive che spesso rimangono fuori dalle rappresentazioni dominanti della società.
La letteratura non si sostituisce alle istituzioni, né può risolvere autonomamente le condizioni di marginalità, ma possiede la capacità di renderle visibili, interrogando il lettore e sollecitando una riflessione sulle responsabilità collettive.
Il riconoscimento ottenuto dalla scrittrice napoletana rappresenta dunque una tappa significativa del suo percorso artistico e, contemporaneamente, un’occasione per riaffermare il ruolo della cultura nei processi di rigenerazione sociale.
La cerimonia del 27 ottobre, ospitata in un bene confiscato alla camorra, unirà idealmente due forme differenti di riscatto: quella concreta di un territorio che recupera spazi e opportunità e quella raccontata dalla letteratura, attraverso personaggi che cercano faticosamente di ricostruire la propria identità.
La forza di un romanzo non risiede necessariamente nella capacità di offrire risposte, ma anche nel coraggio di porre domande scomode, illuminando le esistenze che troppo spesso restano ai margini dello sguardo collettivo.

