– Il rapporto sulle performance ambientali di 106 capoluoghi italiani fotografa le difficoltà delle città campane. Napoli chiude la graduatoria con il 30,80% del punteggio, mentre Caserta arretra di quattro posizioni e si ferma al 38,57%. Pesano inquinamento, criticità della rete idrica e carenze nei servizi
– Avellino è la migliore città campana al 57° posto, seguita da Salerno e Benevento. La presidente regionale di Legambiente, Mariateresa Imparato, richiama la necessità di interventi su mobilità sostenibile, verde urbano e adattamento climatico. Mantova conquista il primato nazionale
Caserta/Napoli (Redazione) – Un quadro ambientale preoccupante, segnato da ritardi infrastrutturali, servizi insufficienti e difficoltà nella gestione delle risorse urbane. La Campania esce fortemente penalizzata dalla classifica di Ecosistema Urbano 2026, il rapporto annuale di Legambiente realizzato in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, che analizza le prestazioni ambientali di 106 capoluoghi italiani. Il risultato più negativo riguarda Napoli, che conquista l’ultima posizione nazionale, mentre Caserta precipita al 102° posto, collocandosi tra le cinque città con le performance peggiori del Paese.
La 33ª edizione dell’indagine, presentata oggi, lunedì 26 ottobre, a Roma, restituisce una fotografia delle condizioni ambientali dei centri urbani italiani attraverso indicatori relativi alla qualità dell’aria, alla gestione delle acque e dei rifiuti, alla mobilità, agli spazi urbani e all’energia.
Un insieme di parametri che permette di valutare non soltanto le criticità ambientali, ma anche l’efficacia delle politiche e dei servizi destinati a migliorare la qualità della vita dei cittadini.
Per Napoli il risultato è particolarmente pesante. Il capoluogo partenopeo si colloca al 106° e ultimo posto della graduatoria, con un indice complessivo di performance ambientale pari al 30,80%, arretrando ulteriormente rispetto alla 103ª posizione occupata nelle due precedenti edizioni.
Un dato che conferma difficoltà consolidate nel corso degli anni e che, secondo Legambiente, richiedono interventi strutturali per superare carenze che riguardano diversi ambiti della gestione urbana.
Tra gli aspetti più critici emergono la qualità dell’aria, la raccolta differenziata, la dispersione dell’acqua potabile, la limitata disponibilità di infrastrutture ciclabili e il ritardo nella diffusione delle energie rinnovabili.
Particolarmente significativo è il problema della rete idrica, attraverso la quale viene dispersa oltre un terzo dell’acqua immessa nel sistema di distribuzione.
La città continua inoltre a registrare difficoltà nella gestione dei rifiuti, con percentuali di raccolta differenziata inferiori alla media nazionale, mentre la disponibilità di spazi destinati alla mobilità sostenibile non appare ancora adeguata alle esigenze di un grande centro metropolitano.
Tra le criticità individuate figura anche il nuovo indicatore relativo alla depurazione delle acque, introdotto nell’edizione 2026 del rapporto, che contribuisce a delineare il quadro complessivo delle prestazioni ambientali.
Non mancano tuttavia alcuni elementi positivi. Napoli presenta un livello di motorizzazione relativamente contenuto rispetto ad altre grandi città e ha consolidato negli ultimi anni la propria partecipazione alla raccolta dei dati, rispondendo in maniera completa ai questionari utilizzati per l’indagine.
Questi segnali non sono però sufficienti a compensare le difficoltà registrate negli altri settori, che determinano il posizionamento finale della città.
Se Napoli occupa l’ultima posizione nazionale, il quadro di Caserta non appare molto più incoraggiante.
Il capoluogo di Terra di Lavoro scivola infatti al 102° posto su 106 città esaminate, perdendo quattro posizioni rispetto al 2025, quando aveva raggiunto il 98° posto.
Il punteggio complessivo si attesta al 38,57%, un valore sensibilmente inferiore alla media nazionale del 55,72%, che evidenzia le difficoltà ambientali e infrastrutturali della città.
Tra gli indicatori più problematici figura la dispersione della rete idrica, che raggiunge il 61% dell’acqua immessa. Si tratta del dato più elevato tra i cinque capoluoghi campani presi in esame, una criticità che evidenzia la necessità di interventi di ammodernamento e manutenzione delle infrastrutture.
Anche il trasporto pubblico locale presenta risultati particolarmente deboli. Secondo i dati del rapporto, a Caserta vengono effettuati appena sette viaggi annui per abitante sui mezzi pubblici, un livello che colloca la città tra quelle con il minore utilizzo del servizio.
Limitata anche l’offerta di trasporto urbano, pari a dodici vetture-chilometro per abitante, il valore più basso registrato tra i capoluoghi campani.
Una situazione che contribuisce a evidenziare le difficoltà della mobilità cittadina e la necessità di sviluppare alternative efficienti all’utilizzo dell’automobile privata.
Sul fronte della qualità dell’aria, Caserta registra una concentrazione media annua di biossido di azoto pari a 17 microgrammi per metro cubo, mentre il particolato Pm10 raggiunge i 30 microgrammi per metro cubo, il valore più elevato tra i capoluoghi campani analizzati, pur rimanendo al di sotto del limite normativo considerato.
Meno negativo il risultato relativo alla gestione dei rifiuti. La raccolta differenziata raggiunge il 64,6%, avvicinandosi alla soglia del 65% prevista dagli obiettivi nazionali.
Resta tuttavia significativa la produzione complessiva di rifiuti urbani, pari a circa 500 chilogrammi per abitante ogni anno.
Per quanto riguarda il verde urbano fruibile, la disponibilità si attesta a 18,3 metri quadrati per abitante, mentre gli spazi destinati alla mobilità pedonale rimangono limitati rispetto ai livelli medi registrati nel Paese.
La classifica regionale conferma dunque un andamento complessivamente negativo, pur con alcune differenze tra i cinque capoluoghi.
La città campana con la migliore performance è Avellino, che raggiunge il 57° posto nazionale, guadagnando cinque posizioni rispetto all’edizione precedente.
Seguono Salerno, all’82° posto, e Benevento, all’85°, entrambe lontane dalle prime posizioni della graduatoria ma con risultati migliori rispetto a Caserta e Napoli.
Il quadro regionale evidenzia così una distanza considerevole rispetto alle città italiane che hanno investito maggiormente nella sostenibilità ambientale, nel potenziamento dei servizi e nella riqualificazione degli spazi pubblici.
A commentare i risultati è Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, che richiama l’attenzione sui ritardi accumulati nel corso degli anni, soprattutto nei grandi centri urbani.
Secondo la rappresentante dell’associazione ambientalista, la situazione di Napoli costituisce l’espressione più evidente di problemi strutturali che interessano anche numerose altre città del Mezzogiorno.
I dati confermano infatti difficoltà storiche nella gestione delle infrastrutture, nell’organizzazione dei servizi e nell’attuazione delle politiche urbane, problemi che non possono essere risolti esclusivamente attraverso singoli interventi.
Mariateresa Imparato riconosce che in diversi territori sono già stati avviati investimenti e cantieri destinati a migliorare le condizioni delle città, sottolineando tuttavia che i risultati di questi interventi potranno manifestarsi soprattutto nel medio e lungo periodo.
Da qui la richiesta di affiancare alle grandi opere una strategia più immediata, capace di affrontare le necessità quotidiane dei cittadini.
Tra le priorità indicate da Legambiente figurano la realizzazione di nuove aree pedonali, il potenziamento delle piste ciclabili, la creazione di strade scolastiche, l’incremento delle alberature e lo sviluppo di spazi verdi capaci di contrastare gli effetti delle ondate di calore.
Particolare attenzione viene riservata anche alla necessità di realizzare rifugi climatici naturali e interventi di depavimentazione, destinati a migliorare la capacità dei suoli urbani di assorbire le precipitazioni e a ridurre gli effetti delle temperature elevate.
L’associazione richiama inoltre l’importanza di potenziare le informazioni relative agli orari e alle corse del trasporto pubblico, facilitando l’utilizzo di autobus e metropolitane e migliorando l’accessibilità dei servizi.
Secondo Legambiente, queste misure dovrebbero interessare prioritariamente i quartieri caratterizzati da maggiori criticità sociali ed economiche, dove la scarsità dei servizi si accompagna spesso a condizioni ambientali più difficili.
Il confronto con il resto d’Italia evidenzia quanto sia ancora ampio il divario da recuperare.
A conquistare il primo posto della classifica nazionale è Mantova, con un indice di performance ambientale dell’81,29%, seguita da Trento con il 76,53% e Bolzano con il 75,47%.
Subito dopo figurano Cremona, Reggio Emilia, Bergamo, Parma e Pordenone, mentre Cosenza, al nono posto, rappresenta la prima città meridionale presente tra le dieci migliori.
Un risultato che dimostra come anche nel Mezzogiorno sia possibile raggiungere posizioni significative attraverso un insieme di politiche ambientali e servizi urbani capaci di incidere positivamente sugli indicatori esaminati.
A livello nazionale, il rapporto registra un miglioramento contenuto rispetto all’edizione precedente. L’indice medio di performance sostenibile raggiunge il 55,72%, contro il 53,84% dello scorso anno.
Segnali positivi arrivano dalla raccolta differenziata, che raggiunge una media del 66,15%, e dall’utilizzo dei mezzi pubblici, con un incremento dei viaggi annui per abitante.
Migliora anche la dispersione idrica media, che scende al 34,7%, rispetto al precedente 36,1%.
Restano però aperte criticità importanti, soprattutto sul fronte dell’inquinamento atmosferico, del consumo di suolo e dell’elevato numero di automobili circolanti.
Legambiente evidenzia inoltre la necessità di rafforzare le politiche di adattamento alla crisi climatica, considerando l’aumento delle temperature e la maggiore frequenza di fenomeni meteorologici estremi.
L’associazione chiede al Governo maggiori risorse per le città anche dopo la conclusione dei finanziamenti straordinari del Pnrr, l’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e l’approvazione di una legge nazionale per contrastare il consumo di suolo.
Per Napoli e Caserta, i risultati del rapporto rappresentano dunque un richiamo alla necessità di intervenire sulle criticità che incidono quotidianamente sulla vita dei cittadini.
La classifica non costituisce un giudizio complessivo sulla bellezza, sul patrimonio culturale o sulle potenzialità economiche delle città, ma misura specifiche prestazioni ambientali e l’efficacia di servizi e infrastrutture.
Proprio per questo, i dati assumono un significato particolarmente rilevante per il futuro dei territori campani, chiamati a ridurre la distanza rispetto alle realtà italiane che registrano risultati migliori.
Dalla manutenzione degli acquedotti al rafforzamento dei trasporti pubblici, dalla gestione dei rifiuti all’incremento delle aree verdi, le priorità individuate riguardano aspetti concreti della vita urbana.
La sfida non è soltanto risalire una graduatoria, ma trasformare i risultati dell’indagine in strumenti di programmazione e miglioramento, individuando interventi capaci di produrre benefici misurabili.
La qualità ambientale di una città non si esprime soltanto attraverso percentuali e classifiche, ma soprattutto nella possibilità, per chi la abita, di respirare aria più pulita, utilizzare servizi efficienti e vivere in spazi pubblici più sicuri, accessibili e sostenibili.

