Maddaloni, la Commissione Anticamorra incontra gli studenti: memoria e legalità nel ricordo di Franco Imposimato

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– Storica seduta itinerante della Seconda Commissione Speciale Anticamorra del Consiglio regionale della Campania, presieduta da Vincenzo Santangelo. Istituzioni, magistrati, forze dell’ordine e centinaia di giovani riuniti per il 43° anniversario dell’assassinio del sindacalista maddalonese, vittima della criminalità organizzata

– All’Istituto Comprensivo «Franco Imposimato» la piantumazione della «Talea di Falcone» inaugura il «Bosco diffuso della legalità» in Campania. Emozione per la presenza del figlio Filiberto Imposimato e per l’accensione della fiaccola della legalità: «La memoria o è viva, o non è»

Maddaloni (Redazione) – La memoria delle vittime innocenti della criminalità organizzata acquista il suo significato più profondo quando smette di appartenere esclusivamente al passato e diventa un impegno concreto affidato alle nuove generazioni. È questo il messaggio che ha attraversato l’iniziativa «Memoria Viva – Viva la Memoria», svoltasi a Maddaloni in occasione del 43° anniversario dell’assassinio di Franco Imposimato, sindacalista e cittadino maddalonese ucciso dalla camorra l’11 ottobre 1983.

Una giornata di intensa partecipazione istituzionale e civile, promossa dalla Seconda Commissione Speciale Anticamorra del Consiglio regionale della Campania, presieduta da Vincenzo Santangelo, che ha scelto proprio Maddaloni per inaugurare il progetto «La Commissione Anticamorra sul territorio contro la camorra per la legalità».

Per la prima volta nella propria storia, la Commissione ha deciso di trasferire una sessione istituzionale fuori dalle sedi regionali di Napoli, avviando un percorso di confronto diretto con le comunità, le istituzioni locali e soprattutto il mondo della scuola.

Due i luoghi simbolici della manifestazione: l’Istituto Comprensivo «Franco Imposimato», guidato dalla dirigente scolastica Annalisa Lombardi, e la Fondazione Villaggio dei Ragazzi, realtà profondamente legata alla storia educativa e sociale della città.

La giornata ha registrato una partecipazione particolarmente significativa di rappresentanti delle istituzioni, della magistratura, delle forze dell’ordine, delle organizzazioni sindacali e del mondo associativo.

Accanto al presidente Vincenzo Santangelo erano presenti il vicepresidente della Commissione Giorgio Zinno e i componenti Ira Fele, Raffaele Aveta e Massimo Pelliccia.

Hanno preso parte all’iniziativa anche i deputati Marco Cerreto e Gimmi Cangiano, il sindaco di Maddaloni Andrea De Filippo, il presidente della Provincia di Caserta Anacleto Colombiano e Marcella Suma, presidente di Corte d’Assise, intervenuta in rappresentanza della presidente del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Particolarmente qualificata la presenza delle forze dell’ordine, rappresentate dal maggiore della Guardia di Finanza Marco Foladore, dal tenente colonnello del Reparto Carabinieri Biodiversità Marilena Scudieri, dal comandante della Stazione Carabinieri di Maddaloni Domenico Di Carluccio e dal commissario Antonio Magno.

Presenti inoltre i rappresentanti delle parti sociali, con la delegazione della Uil guidata dal segretario provinciale Pietro Pettrone, il direttore di Coldiretti Giuseppe Miselli, il presidente del Consorzio di Bonifica del Basso Volturno Francesco Todisco e il magistrato maddalonese Eugenio Forgillo, presidente di sezione della Corte d’Appello di Napoli.

A conferire un valore ancora più profondo alla commemorazione è stata la presenza di Filiberto Imposimato, figlio della vittima, che insieme al fratello Giuseppe Imposimato custodisce l’eredità morale del padre.

Nel suo intervento, il presidente Vincenzo Santangelo ha ripercorso la vicenda umana di Franco Imposimato, ricordandone l’impegno sindacale, la sensibilità ambientalista e la passione per l’archeologia.

Il sindacalista fu assassinato l’11 ottobre 1983 nell’ambito di una feroce vendetta trasversale della criminalità organizzata, finalizzata a colpire il fratello, il magistrato Ferdinando Imposimato, impegnato in importanti indagini giudiziarie.

«È con una profonda emozione, ma anche con un forte senso di responsabilità istituzionale, che prendo la parola oggi in questo luogo dove sono cresciuto e mi sono formato», ha dichiarato Santangelo, ringraziando i colleghi della Commissione, le istituzioni e le forze dell’ordine per la partecipazione.

Il presidente ha quindi richiamato il legame personale con la famiglia Imposimato, rievocando il ricordo di un uomo che aveva conosciuto attraverso l’amicizia con suo padre.

«Franco amava il suo lavoro e la sua terra. Avrebbe potuto avere la scorta per i pericoli che correva. L’ha rifiutata. Non credeva che la barbarie umana potesse arrivare a tanto. Fu trucidato da una spietata e vile vendetta trasversale. La sua colpa? Essere un presidio di dignità e di onestà».

Parole accolte con particolare partecipazione dai presenti, alle quali è seguito un momento di raccoglimento collettivo.

Su invito del presidente, l’intera platea si è alzata in piedi per tributare un lungo applauso alla memoria di Franco Imposimato e del fratello Ferdinando Imposimato, alla presenza visibilmente commossa del figlio Filiberto Imposimato.

La commemorazione ha assunto così il significato di un riconoscimento pubblico al sacrificio di una famiglia colpita dalla violenza mafiosa e al valore di quanti hanno scelto di opporsi alla criminalità attraverso il proprio impegno professionale e civile.

Particolarmente significativo il richiamo alla funzione educativa della Fondazione Villaggio dei Ragazzi e delle istituzioni scolastiche.

«Questo non è un semplice complesso di aule: questo è un luogo dove la dignità umana e l’istruzione sono state usate, fin dal secondo dopoguerra, come l’argine più potente contro la marginalità sociale. E la marginalità sociale, lo sappiamo bene, è il terreno fertile su cui la criminalità organizzata tenta di costruire il proprio consenso», ha sottolineato Santangelo.

Il presidente ha quindi spiegato il significato della scelta di portare la Commissione direttamente nei territori.

«Oggi la Commissione Anticamorra compie un passo storico: esce dai palazzi istituzionali. Lo Stato deve presidiare le strade, deve abitare i territori e deve saper guardare negli occhi le proprie comunità».

Uno dei momenti maggiormente emozionanti della manifestazione si è svolto presso l’Istituto Comprensivo «Franco Imposimato», dove gli studenti sono diventati protagonisti di un gesto destinato a lasciare un segno concreto nella comunità scolastica.

Con il contributo del Reparto Carabinieri Biodiversità, è stata messa a dimora la «Talea di Falcone», un giovane albero ottenuto dal celebre ficus che cresce davanti all’abitazione del giudice Giovanni Falcone, in via Notarbartolo a Palermo.

La piantumazione ha segnato l’avvio ufficiale del progetto «Bosco diffuso della legalità» in Campania, un’iniziativa che affida alla crescita degli alberi il compito simbolico di accompagnare la diffusione dei valori della giustizia e della responsabilità civile.

La scelta della talea assume un significato particolarmente evocativo: un frammento di un albero legato alla memoria di uno dei magistrati simbolo della lotta alla mafia diventa una nuova presenza viva in un luogo dedicato a un’altra vittima innocente della criminalità organizzata.

Un ideale collegamento tra Palermo e Maddaloni, tra storie differenti unite dalla medesima testimonianza di coraggio e fedeltà alle istituzioni democratiche.

Subito dopo la piantumazione, gli studenti hanno partecipato all’accensione della fiaccola della legalità, simbolo di una luce destinata a trasmettersi di generazione in generazione.

Il momento è stato accompagnato dalla partecipazione delle alunne e degli alunni, che hanno contribuito alla cerimonia anche attraverso un’esibizione musicale particolarmente apprezzata.

Santangelo ha rivolto un ringraziamento alla dirigente scolastica Annalisa Lombardi, al corpo docente, agli studenti e al Reparto Carabinieri Biodiversità per il contributo offerto alla riuscita dell’iniziativa.

La presenza dei giovani ha rappresentato il tratto distintivo dell’intera giornata, trasformando la commemorazione in un’occasione di educazione civica e di confronto sul significato della legalità.

Nel suo intervento conclusivo, il presidente ha ribadito la necessità di superare una concezione puramente celebrativa del ricordo delle vittime innocenti.

«Abbiamo scelto questa espressione – Memoria viva – perché rifiutiamo l’idea che il ricordo delle vittime innocenti di camorra sia un esercizio statico o una sterile celebrazione annuale. La memoria o è viva, o non è. E per essere viva deve trasformarsi in azione quotidiana».

Un messaggio rivolto soprattutto agli studenti, chiamati a riconoscere nella conoscenza della storia uno strumento fondamentale per costruire una società più libera e consapevole.

«Ricordare Franco Imposimato davanti a centinaia di giovani significa lanciare un messaggio chiaro: la camorra, anche con la violenza, non può uccidere voci libere, la cultura, la legalità», ha concluso Santangelo.

La giornata di Maddaloni ha rappresentato dunque molto più di una commemorazione istituzionale. La scelta di avvicinare la Commissione Anticamorra alle comunità locali ha voluto ribadire che il contrasto alla criminalità organizzata richiede non soltanto l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine, ma anche una partecipazione costante delle istituzioni educative, delle associazioni e della società civile.

Il ricordo di Franco Imposimato, a quarantatré anni dalla sua uccisione, continua così a interrogare le coscienze e a richiamare ciascuno alla responsabilità di difendere i valori della libertà, della dignità e della giustizia.

La talea piantata nel cortile della scuola diventa l’immagine più eloquente di questa eredità: un albero giovane, destinato a crescere nel tempo, come la coscienza civile di una comunità che sceglie di non dimenticare.

La memoria autentica non si esaurisce nell’omaggio alle vittime, ma trova la propria forza nella capacità di orientare le scelte del presente. Affidarla alle nuove generazioni significa riconoscere che la legalità non è soltanto un principio da proclamare, bensì un valore da coltivare quotidianamente, con la stessa pazienza e la stessa cura necessarie a far crescere le radici di un albero.