– Scritta nel 1943 da Pasquale e Pietro Delle Femmine, militari italiani internati in un campo tedesco durante la Seconda guerra mondiale, la missiva non era mai arrivata ai familiari. La cerimonia di riconsegna si è svolta nel Casertano alla presenza di circa venti discendenti
– Determinante la ricerca genealogica di Daniela Mastrolorenzo, promossa dall’associazione Linea Volturno 1943. Una rappresentazione teatrale ha ricreato il momento della scrittura, restituendo alla famiglia un frammento di memoria rimasto sospeso per oltre otto decenni
Piana di Monte Verna (Redazione) – Ottantatré anni di silenzio, una lettera mai arrivata a destinazione e due fratelli che, durante la Seconda guerra mondiale, avevano affidato alla scrittura un legame con la propria famiglia. Una storia rimasta sospesa dal 1943 ha trovato finalmente il suo epilogo a Piana di Monte Verna, nel Casertano, dove una missiva scritta durante la prigionia in Germania è stata restituita ai discendenti dei suoi autori.
Protagonisti di questa straordinaria vicenda sono Pasquale Delle Femmine e Pietro Delle Femmine, fratelli e militari italiani internati in un campo di prigionia tedesco durante il secondo conflitto mondiale.
La loro lettera, rimasta per oltre ottant’anni lontana dai destinatari, è tornata nelle mani della famiglia grazie a un articolato lavoro di ricerca storica e genealogica.
La cerimonia si è svolta domenica 25 ottobre 2026, presso il Teatro MonteVerna, nell’ambito dell’iniziativa «Lettera prigioniera del tempo. Due fratelli, la prigionia, la speranza», promossa dall’associazione storico-culturale Linea Volturno 1943.
All’incontro hanno partecipato rappresentanti delle associazioni culturali e circa venti familiari dei due militari, tra figli, fratelli e nipoti, riuniti per ricevere un documento che rappresenta una testimonianza della propria storia familiare.
Determinante è stato il lavoro di Daniela Mastrolorenzo, genealogista e ricercatrice militare, incaricata dall’associazione di ricostruire i legami di parentela e individuare i discendenti ai quali consegnare la lettera.
Attraverso le ricerche è stato possibile ricongiungere un documento del passato alle persone che oggi custodiscono la memoria dei due soldati.
La vicenda si inserisce nel drammatico contesto della Seconda guerra mondiale, quando numerosi militari italiani furono catturati e internati dalle forze tedesche, soprattutto dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Per molti di loro, scrivere alle famiglie rappresentava uno dei pochi strumenti disponibili per mantenere un legame con la propria vita precedente alla prigionia.
Non tutte quelle comunicazioni raggiunsero i destinatari. Alcune andarono perdute, altre rimasero dimenticate, trasformandosi nel tempo in testimonianze storiche di particolare valore umano.
La cerimonia di Piana di Monte Verna ha riservato ai familiari anche un momento significativo: una breve rappresentazione teatrale, realizzata con la collaborazione dell’associazione Combat Road di Filignano, ha ricostruito idealmente l’istante in cui i due fratelli scrissero la lettera.
Una scena pensata per permettere ai discendenti di immaginare un episodio della vita dei propri cari al quale non avrebbero mai potuto assistere.
Il documento è così diventato il punto d’incontro tra generazioni differenti, unendo la memoria della guerra ai sentimenti di una famiglia che ha potuto recuperare un frammento della propria identità.
Per l’associazione Linea Volturno 1943, presieduta da Nicola D’Angelo, l’iniziativa ha rappresentato molto più della restituzione materiale di una testimonianza.
Il suo valore risiede soprattutto nella possibilità di custodire e tramandare alle nuove generazioni le vicende di uomini che attraversarono uno dei periodi più difficili della storia contemporanea.
Il recupero della lettera dimostra quanto la ricerca storica possa incidere anche sulle vicende personali, restituendo nomi, legami e significati a documenti apparentemente destinati all’oblio.
A Piana di Monte Verna, dopo 83 anni, quelle parole hanno finalmente raggiunto la famiglia alla quale erano destinate.
Una lettera può smarrirsi lungo il cammino della storia, ma il suo ritorno dimostra che la memoria, quando qualcuno continua a cercarla, può ancora trovare la strada di casa.

