– Il consigliere comunale indipendente interviene dopo l’approvazione del regolamento per la gestione della struttura. Accolta la modifica all’articolo 1 sull’inclusione delle persone con disabilità, Dsa e disturbi del neurosviluppo, ma respinte le proposte relative all’accessibilità, alla gratuità degli spazi e alla partecipazione delle famiglie
– Iannotta propone laboratori condivisi di musica, teatro, arte e formazione, con il coinvolgimento di scuole, servizi sociosanitari e associazioni. «Non immagino uno spazio separato per i disabili, ma un luogo nel quale le differenze possano incontrarsi». Ringraziati i consiglieri Leuci, D’Andrea, Rossi e Boggia per il sostegno ricevuto
Piedimonte Matese (Redazione) – Riconoscere il valore dell’inclusione rappresenta un primo passo, ma senza strumenti concreti il rischio è che un principio condivisibile rimanga soltanto una dichiarazione d’intenti. È questa la riflessione del consigliere comunale indipendente Emilio Iannotta, intervenuto dopo il dibattito consiliare sull’approvazione del Regolamento per la gestione e l’utilizzo del Centro Hope di Piedimonte Matese.
Nel corso della seduta, Iannotta ha presentato un emendamento integrativo finalizzato a rafforzare le opportunità per bambini e ragazzi con disabilità, disturbi specifici dell’apprendimento e altri disturbi del neurosviluppo, coinvolgendo anche famiglie e caregiver.
«Una parte importante della proposta è stata accolta», riconosce il consigliere, riferendosi alla modifica dell’articolo 1 del regolamento, che introduce tra le finalità della struttura inclusione, partecipazione, autonomia e valorizzazione delle capacità individuali.
Il risultato, tuttavia, viene giudicato soltanto parziale.
«Le modifiche proposte agli altri articoli avevano proprio lo scopo di trasformare quel principio generale in strumenti concretamente utilizzabili. Queste modifiche, invece, non sono state accolte», sottolinea Iannotta.
Tra le richieste non approvate figuravano la possibilità di partecipare alle attività inclusive indipendentemente dagli ordinari requisiti scolastici o universitari, la presenza di genitori e operatori quando necessaria e la gratuità degli spazi per le iniziative dedicate all’inclusione.
L’emendamento prevedeva inoltre una programmazione stabile di laboratori musicali, teatrali, artistici e formativi, attraverso la collaborazione tra Comune, scuole, Ambito sociale, servizi sanitari e terzo settore.
«Il problema non è soltanto affermare un principio. È creare le condizioni perché quel principio possa essere concretamente esercitato», ribadisce il consigliere.
Particolarmente significativa la riflessione sulla differenza tra inclusione e integrazione, che Iannotta affronta privilegiandone gli aspetti pratici.
«Non immagino uno spazio separato “per i disabili”. Immagino esattamente il contrario: un luogo nel quale le differenze possano incontrarsi, nel quale un bambino con disabilità possa suonare, recitare, studiare e creare insieme agli altri».
Una prospettiva che, secondo l’esponente indipendente, dovrebbe caratterizzare l’identità stessa del Centro Hope, trasformandolo in uno spazio realmente condiviso.
Iannotta ricorda inoltre di aver sostenuto, già durante la sua esperienza alla presidenza dell’Ambito sociale, una destinazione della struttura orientata anche all’integrazione.
Un impegno oggi proseguito attraverso l’associazione Ponte Blu – Afociai, della quale è presidente, e il progetto «Piedimonte Città Blu».
Da questa visione nasce anche una particolare interpretazione del nome Hope: «Hub for Opportunities, Participation & Expression», ovvero un centro dedicato alle opportunità, alla partecipazione e all’espressione.
Il consigliere ha infine ringraziato Costantino Leuci e i consiglieri D’Andrea, Rossi e Boggia per aver sostenuto, durante la discussione e la votazione, le proposte finalizzate a rafforzare l’inclusione.
Il confronto sul regolamento si inserisce nel percorso di definizione delle attività del Centro Hope, struttura comunale dedicata alla socializzazione giovanile, alla cultura e alla creatività.
Rimane ora il tema dell’applicazione concreta delle finalità approvate e delle possibilità di ampliare l’accesso alle iniziative.
«Hope può diventare realmente un luogo nel quale inclusione e integrazione prendano forma attraverso esperienze quotidiane, relazioni e opportunità condivise», conclude Iannotta.
Una prospettiva racchiusa in un’espressione che sintetizza il senso della proposta: «Non un luogo per qualcuno, ma un luogo di tutti e con tutti».

