Planetario di Caserta, nuova replica degli educatori ai dirigenti scolastici: «Perché non riapre?». Scontro sui tempi e sulla gestione della sicurezza

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– Il personale educativo e tecnico risponde al comunicato dell’Associazione Temporanea di Scopo e solleva nuovi interrogativi sulla sospensione delle attività. Al centro della contestazione le date del 1°, 5 e 9 ottobre e la mancata sostituzione del professor Luigi Antonio Smaldone, scomparso il 16 marzo: «Altri due educatori erano già formati per il ruolo di preposto»

– Gli operatori chiedono spiegazioni sui tempi necessari per aggiornare l’organigramma della sicurezza e contestano l’assenza di indicazioni sulla ripresa degli spettacoli. L’Ats aveva difeso la decisione come un provvedimento necessario a tutela del pubblico, escludendo una chiusura definitiva. Atteso il confronto con il Comune per il futuro della struttura

Caserta (Redazione) – Perché il Planetario di Caserta non riapre? È questa la domanda che torna al centro del confronto tra il personale educativo e tecnico della struttura e l’Associazione Temporanea di Scopo costituita dai tre istituti scolastici che ne curano la gestione. Dopo le precisazioni diffuse il 26 ottobre dai dirigenti scolastici, arriva una nuova replica degli operatori, che contestano le spiegazioni ricevute e chiedono di chiarire le ragioni per le quali, a oltre tre settimane dalla decisione di sospendere le attività, non sia stato ancora possibile ripristinare il servizio.

La vicenda riguarda uno dei presìdi culturali e scientifici della città, da anni impegnato nella divulgazione dell’astronomia e della storia della scienza attraverso spettacoli, percorsi museali e attività rivolte soprattutto alle scuole.

A intervenire sono Carla Bassarello, Linda D’Anna, Pietro Di Lorenzo, Luigi Funiciello, Francesco Ragozzino, Maria Teresa Scarpa e Valerio Marotta, che firmano la comunicazione in qualità di personale educativo e tecnico già in servizio presso il Planetario.

La loro presa di posizione rappresenta una risposta diretta al documento congiunto dell’Associazione Temporanea di Scopo, sottoscritto dai dirigenti Anna Dello Buono, dell’Istituto Tecnico «Michelangelo Buonarroti»; Francesco Mezzacapo, dell’Istituto Comprensivo «Don Milani-Vanvitelli»; e Mario Nocera, dell’Istituto Comprensivo «Ruggiero-Terzo Circolo».

I tre rappresentanti delle scuole avevano spiegato che la sospensione delle attività era stata determinata dall’impossibilità di garantire un organigramma della sicurezza completo dopo la scomparsa del direttore scientifico Luigi Antonio Smaldone, precisando che non esisterebbe alcuna decisione di chiudere definitivamente il Planetario o di licenziarne il personale.

Una ricostruzione che gli operatori non considerano sufficiente e alla quale rispondono riportando l’attenzione sulle date, sugli adempimenti amministrativi e sulle responsabilità organizzative.

«La nota pubblica dell’Ats Planetario del 26 ottobre 2026 costituisce un’ulteriore prova di ciò che denunciamo dal 9 ottobre», affermano i firmatari.

Secondo il personale, le precisazioni diffuse dai dirigenti non chiarirebbero il nodo principale della vicenda: quali impedimenti concreti rendono ancora impossibile la ripresa delle attività e quali interventi siano effettivamente necessari per superare la sospensione.

Il primo punto controverso riguarda la cronologia degli avvenimenti.

Gli operatori ricordano che già il 1° ottobre l’associazione aveva convocato una riunione, fissata per il successivo giorno 5, inserendo tra gli argomenti all’ordine del giorno la verifica dell’organigramma della sicurezza.

Proprio il 5 ottobre, durante quell’incontro, sarebbe stata deliberata la sospensione immediata delle attività.

Una decisione che, tuttavia, secondo quanto denunciato dal personale, sarebbe stata comunicata ai lavoratori soltanto il 9 ottobre.

È su questo intervallo temporale che gli educatori concentrano una parte significativa delle proprie contestazioni.

Se le problematiche relative all’organizzazione della sicurezza erano già state individuate prima della riunione, chiedono sostanzialmente gli operatori, perché non sarebbe stata avviata tempestivamente una procedura per affrontarle?

E per quale ragione il personale non sarebbe stato informato immediatamente della sospensione, almeno attraverso una comunicazione informale?

La questione assume particolare rilevanza perché la decisione ha comportato l’interruzione delle attività programmate, con conseguenze sulle visite e sugli spettacoli destinati al pubblico e alle scolaresche.

Il verbale della riunione del 5 ottobre, già al centro delle precedenti comunicazioni, individua nella mancanza di un assetto formalmente completo della sicurezza la ragione della sospensione.

L’associazione aveva spiegato che, a seguito della morte del direttore scientifico, non era stato possibile confermare le figure necessarie a garantire il regolare funzionamento della struttura.

Su questo passaggio interviene adesso una delle osservazioni più significative contenute nella replica del personale.

Gli operatori ricordano che il professor Luigi Antonio Smaldone è scomparso il 16 marzo scorso, dunque diversi mesi prima della decisione di sospendere il servizio.

Secondo i firmatari, al momento della sua morte erano già presenti due educatori in possesso della formazione e delle certificazioni richieste per poter essere eventualmente individuati come preposti alla sicurezza.

Una circostanza che, se confermata nei termini rappresentati, porrebbe il problema di comprendere quali ulteriori adempimenti fossero necessari per procedere alle nomine.

Il personale sostiene infatti che l’incarico di preposto alla sicurezza debba essere distinto da quello di direttore scientifico, trattandosi di funzioni differenti per natura e responsabilità.

La questione presenta tuttavia anche un aspetto normativo che richiede attenzione: il possesso della formazione necessaria non coincide automaticamente con la formale individuazione del preposto, né esaurisce le verifiche che competono al datore di lavoro nell’organizzazione della sicurezza.

Proprio per questa ragione, il punto da chiarire riguarda l’effettiva possibilità di procedere alle designazioni e gli eventuali ostacoli amministrativi o tecnici che avrebbero impedito di farlo.

«Perché non si è provveduto già a marzo?», chiedono gli operatori, richiamando il periodo trascorso dalla scomparsa del direttore scientifico.

Un altro interrogativo riguarda i tempi necessari per la predisposizione del nuovo organigramma.

Nella loro comunicazione, i firmatari riferiscono di aver consultato professionisti esperti di sicurezza, dai quali avrebbero ricevuto indicazioni sulla relativa rapidità delle operazioni materiali di aggiornamento del documento.

Si tratta di una valutazione riportata dal personale e non di una verifica tecnica indipendente. La definizione di un assetto della sicurezza, infatti, può richiedere adempimenti ulteriori rispetto alla semplice redazione materiale dell’organigramma.

Rimane comunque aperta, secondo gli educatori, la domanda sul perché le procedure non siano state ancora completate.

La loro richiesta è soprattutto quella di conoscere con precisione le condizioni da soddisfare per consentire la riapertura e i tempi necessari al raggiungimento di questo obiettivo.

I firmatari contestano inoltre che, nella risposta dell’associazione, non sarebbe stata indicata una data orientativa per la ripresa delle attività.

Il comunicato dei tre dirigenti, pur ribadendo la volontà di preservare il Planetario, aveva infatti rinviato le successive decisioni al confronto con l’amministrazione comunale e alla definizione del quadro amministrativo.

Un percorso che, secondo l’Ats, deve garantire sicurezza, regolarità gestionale e continuità educativa.

Per gli operatori, invece, la mancanza di una prospettiva temporale rappresenta uno degli aspetti più problematici dell’intera vicenda.

La replica affronta anche il tema dei controlli e della presenza dei responsabili all’interno della struttura.

Il personale afferma che, sulla base dei propri ricordi, l’ultimo sopralluogo del responsabile del Servizio di prevenzione e protezione, incaricato dal 2012, risalirebbe al periodo successivo ai lavori realizzati con fondi del Pnrr, indicativamente nella primavera del 2025.

Anche questo elemento viene presentato dagli operatori come un interrogativo sulla gestione organizzativa e non costituisce, allo stato, un dato accertato attraverso la documentazione completa dei sopralluoghi effettuati.

I firmatari sollevano inoltre osservazioni sulla frequenza dei rapporti diretti tra i dirigenti scolastici e la struttura museale, sostenendo che la conoscenza delle attività del Planetario dovrebbe accompagnarsi a un coinvolgimento più continuativo nelle questioni gestionali.

Sono valutazioni che si inseriscono in un confronto ormai apertamente conflittuale, nel quale il personale e l’associazione esprimono letture differenti delle responsabilità e degli avvenimenti.

Nel precedente comunicato, i tre dirigenti avevano rivendicato quattordici anni di gestione gratuita da parte delle istituzioni scolastiche aderenti all’Ats, sottolineando l’impegno profuso per garantire la continuità del presidio culturale.

Avevano inoltre precisato che il bilancio dell’associazione sarebbe in attivo e che i compensi previsti per gli educatori e il personale tecnico sarebbero stati regolarmente corrisposti.

Un impegno sostenuto, secondo i rappresentanti scolastici, attraverso risorse amministrative e organizzative sottratte alle ordinarie attività delle scuole.

L’associazione aveva anche chiarito le ragioni della richiesta di riconsegna delle chiavi e delle credenziali di accesso ai canali digitali del Planetario, collegando tali provvedimenti alla sospensione formale delle attività e alla necessità di garantire una comunicazione istituzionale coordinata.

Su questo aspetto, i dirigenti avevano contestato agli operatori la diffusione autonoma di comunicazioni e documenti non preventivamente concordati, ritenendoli potenzialmente fuorvianti.

Il personale, da parte sua, continua a considerare legittima la richiesta pubblica di chiarimenti su un servizio culturale di interesse collettivo.

La nuova nota non si sofferma tanto sul tema delle credenziali o sulle contestazioni relative alla comunicazione, quanto sulla necessità di ottenere risposte puntuali sui provvedimenti di sicurezza.

È proprio questo il significato della domanda conclusiva posta dagli operatori: «Perché il Planetario non riapre?».

Una richiesta che richiama la distinzione tra le ragioni iniziali di un provvedimento e le condizioni necessarie per superarlo.

Il tema della sicurezza, del resto, non può essere considerato secondario.

Una struttura aperta a studenti, bambini, famiglie e visitatori deve poter operare nel pieno rispetto delle disposizioni previste per la tutela del pubblico e dei lavoratori.

L’eventuale riapertura non può quindi prescindere dalla presenza delle figure responsabili, dalla corretta individuazione dei ruoli e dalla verifica delle condizioni organizzative richieste.

Allo stesso tempo, la sospensione di un servizio culturale pubblico pone inevitabilmente interrogativi sulla continuità delle attività e sulla capacità degli organismi competenti di risolvere eventuali criticità amministrative.

Nel caso del Planetario di Caserta, questi due aspetti sembrano costituire il nucleo della controversia.

Da una parte, l’Ats sostiene che l’interruzione sia stata un provvedimento necessario e temporaneo, adottato per garantire condizioni di sicurezza adeguate.

Dall’altra, gli operatori chiedono di conoscere quali atti manchino ancora, perché non siano stati completati e quali siano i tempi previsti per la riapertura.

Sul futuro della struttura rimane inoltre centrale il ruolo dell’amministrazione comunale.

Nel comunicato dei dirigenti era stato annunciato un incontro con il Comune di Caserta per individuare una soluzione condivisa e duratura.

Il confronto dovrà verosimilmente affrontare sia le questioni relative all’organizzazione della sicurezza sia quelle riguardanti il modello gestionale e la continuità delle attività museali.

Il Planetario rappresenta infatti un patrimonio pubblico che, attraverso spettacoli scientifici, percorsi didattici e strumenti interattivi, contribuisce da anni alla formazione e alla diffusione della cultura astronomica.

La sospensione delle attività incide dunque non soltanto sui rapporti tra il personale e l’associazione, ma anche sulle opportunità educative offerte alle scuole e ai cittadini.

Gli operatori hanno intanto attivato il sito www.riapriteilplanetario.it, attraverso il quale intendono mantenere viva l’attenzione sulla vicenda e rendere disponibili informazioni e documenti relativi alla richiesta di ripresa del servizio.

La nota diffusa in queste ore viene presentata come la prima di una serie di repliche nel merito alle affermazioni dell’Associazione Temporanea di Scopo.

Il confronto resta quindi aperto, mentre non è stata ancora comunicata una data ufficiale per la riapertura.

Al di là delle differenti interpretazioni e delle contestazioni reciproche, il passaggio decisivo sarà rappresentato dalla possibilità di individuare e formalizzare le condizioni necessarie per riprendere le attività in sicurezza.

È su questo terreno che le istituzioni coinvolte saranno chiamate a fornire chiarimenti verificabili, distinguendo gli aspetti tecnici da quelli amministrativi e organizzativi.

Mentre prosegue il confronto tra dirigenti ed educatori, il dato concreto rimane l’interruzione di un servizio scientifico e culturale destinato alla città.

E la domanda che oggi attende una risposta non riguarda soltanto le ragioni della sospensione, ma soprattutto le decisioni e i tempi che consentiranno al Planetario di Caserta di tornare ad accogliere studenti, famiglie e appassionati di astronomia.