Sessa Aurunca, la battaglia per i punti nascita unisce il Casertano: Emilio Iannotta rilancia la difesa degli ospedali e del diritto alla salute

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– Alla manifestazione promossa dal Comitato San Rocco Bene Comune, il presidente del Comitato Pro Ave Gratia Plena richiama le difficoltà delle aree interne: «La salute non può dipendere dal codice postale». Nel Matese oltre 11mila residenti in meno dal 1991 e una popolazione sempre più anziana

– Dopo la chiusura dei punti nascita di Sessa Aurunca e Piedimonte Matese, chiesti alla Regione nuovi accertamenti su sicurezza, distanze e tempi di percorrenza. La proposta di un coordinamento stabile con Sapri e l’appello alle istituzioni: «Non chiediamo deroghe alla sicurezza, vogliamo servizi efficienti e accessibili»

Sessa Aurunca (Redazione) – Tre territori, tre ospedali e una battaglia comune per difendere il diritto alla salute. La mobilitazione contro la chiusura dei punti nascita di Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri assume una dimensione sempre più ampia, coinvolgendo cittadini, amministratori e comitati civici che chiedono alla Regione Campania una nuova valutazione delle scelte di riorganizzazione sanitaria, soprattutto nelle aree geograficamente più disagiate.

Alla manifestazione svoltasi domenica 25 ottobre in piazza XX Settembre, a Sessa Aurunca, promossa dal Comitato San Rocco Bene Comune, ha partecipato anche Emilio Iannotta, pediatra e presidente del Comitato Civico Pro Ave Gratia Plena – Bene Comune di Piedimonte Matese, che ha portato la solidarietà della comunità matesina e rilanciato la necessità di costruire un fronte comune per la tutela degli ospedali territoriali.

«Oggi non siamo comunità che difendono ospedali diversi. Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri sono accomunate dalla stessa battaglia e dallo stesso diritto: la salute non può dipendere dal codice postale».

Con queste parole, Emilio Iannotta ha sintetizzato il significato della propria partecipazione alla manifestazione, sottolineando come il problema non riguardi esclusivamente la conservazione di singoli reparti, ma il futuro dell’assistenza sanitaria nelle aree interne e nei territori caratterizzati da difficoltà di collegamento.

L’incontro pubblico si è svolto all’indomani delle decisioni dell’Asl di Caserta, che con la deliberazione numero 1444 del 20 ottobre ha dato attuazione alla precedente programmazione regionale relativa alla chiusura dei punti nascita degli ospedali San Rocco di Sessa Aurunca e Ave Gratia Plena di Piedimonte Matese.

Il provvedimento prevede il mantenimento di servizi ginecologici per le emergenze, ma interrompe la possibilità di programmare parti nei due presìdi, rendendo necessario il riferimento ad altre strutture ospedaliere.

Una scelta che ha suscitato la reazione dei comitati e delle comunità interessate, preoccupati soprattutto dalle conseguenze che potrebbero derivarne per le donne in gravidanza residenti nei centri più distanti dagli ospedali alternativi.

Nel corso del proprio intervento, Emilio Iannotta ha concentrato l’attenzione sulla particolare situazione demografica del Matese e dell’Alto Casertano, presentando alcuni dati contenuti nel dossier elaborato dal Comitato Pro Ave Gratia Plena e consegnato a rappresentanti regionali, tra i quali il consigliere Aveta.

Il Distretto sanitario 15 dell’Asl di Caserta comprende 31 Comuni distribuiti su una superficie di circa 879 chilometri quadrati, caratterizzata in larga parte da territori montani, collegamenti stradali complessi e insediamenti abitativi relativamente dispersi.

Un contesto nel quale l’accessibilità ai servizi sanitari assume un’importanza particolare, soprattutto per le emergenze e per quelle prestazioni che richiedono tempestività di intervento.

I numeri illustrati dal pediatra restituiscono un quadro demografico profondamente cambiato negli ultimi decenni.

Nel 1991 la popolazione del distretto ammontava a 78.203 residenti. Nel 2025 il numero è sceso a 67.126, con una diminuzione superiore alle undicimila unità.

Ancora più significativo il dato relativo alle nuove generazioni.

I bambini e ragazzi di età compresa tra zero e quattordici anni erano 14.736 nel 1991, mentre oggi risultano 7.502, quasi la metà rispetto a trentaquattro anni fa.

Nello stesso periodo, la popolazione ultrasessantacinquenne è aumentata da 11.864 a 17.102 persone.

Il rapporto tra anziani e giovani ha così raggiunto un livello particolarmente elevato: 228 residenti con più di 65 anni ogni cento giovani al di sotto dei quindici anni.

Una trasformazione che, secondo il Comitato, non può essere interpretata soltanto come conseguenza della diminuzione delle nascite, ma deve essere letta anche attraverso i fenomeni dello spopolamento e dell’allontanamento delle famiglie dai territori interni.

«Non parliamo soltanto di denatalità: parliamo di spopolamento e invecchiamento, di famiglie che vanno via e di opportunità che diminuiscono», ha sottolineato Emilio Iannotta.

Il rischio evidenziato dal presidente del Comitato riguarda la possibilità che la progressiva riduzione dei servizi pubblici, compresi quelli sanitari, contribuisca ad accelerare ulteriormente il declino demografico delle comunità più fragili.

In questa prospettiva, la programmazione sanitaria dovrebbe rappresentare uno strumento per contrastare lo spopolamento, garantendo condizioni di vita adeguate anche a chi risiede lontano dai maggiori centri urbani.

Un passaggio centrale dell’intervento ha riguardato il delicato rapporto tra sicurezza delle cure e vicinanza territoriale dei servizi.

Da medico pediatra, Emilio Iannotta ha chiarito che la difesa dei punti nascita non può prescindere dal rispetto degli standard assistenziali necessari per garantire la salute delle madri e dei neonati.

«Nessuno di noi vuole un punto nascita insicuro. La sicurezza della madre e del neonato viene prima di tutto».

Il presidente del Comitato ha però contestato l’idea che la valutazione della sicurezza possa essere ricondotta esclusivamente al numero annuale dei parti effettuati.

Secondo il pediatra, devono essere considerati anche l’organizzazione dei reparti, la disponibilità di anestesia e rianimazione, la presenza di specialisti in pediatria e neonatologia, la possibilità di utilizzare una sala operatoria, l’efficienza dei trasporti assistiti e, soprattutto, i risultati clinici ottenuti dalle strutture.

Un insieme di elementi che, nella valutazione del Comitato, dovrebbe essere esaminato attraverso un’istruttoria completa e trasparente, capace di confrontare le condizioni operative dei diversi presìdi pubblici e delle strutture private accreditate.

Particolare attenzione è stata riservata alla situazione dell’ospedale Ave Gratia Plena di Piedimonte Matese.

Il presidio dispone di un servizio di Rianimazione, ma nel corso degli anni ha subito un progressivo ridimensionamento di alcune attività, tra cui la perdita della Patologia Neonatale e la trasformazione della Ginecologia-Ostetricia in Unità Operativa Semplice Dipartimentale.

A queste modifiche organizzative si sono aggiunte, secondo quanto denunciato dal Comitato, difficoltà legate alla disponibilità di personale sanitario.

Per Emilio Iannotta, tali circostanze devono essere tenute in considerazione quando si analizzano i volumi di attività e l’attrattività di una struttura ospedaliera.

Il ragionamento proposto è che una progressiva riduzione dei servizi e degli organici possa incidere sulla capacità di un presidio di rispondere alla domanda sanitaria del territorio, contribuendo a determinare risultati successivamente utilizzati per giustificare ulteriori ridimensionamenti.

Da qui la richiesta di una verifica che consideri anche le possibilità di riqualificazione e potenziamento delle strutture interessate.

Nel corso della manifestazione sono stati inoltre richiamati i recenti passaggi istituzionali relativi alla riorganizzazione dei punti nascita.

La deliberazione regionale numero 418 del 2025 ha rappresentato il principale riferimento per le decisioni di chiusura, mentre il 5 ottobre scorso il Consiglio regionale della Campania ha approvato la mozione numero 74, dedicata alla salvaguardia dei punti nascita di Sapri, Sessa Aurunca e Piedimonte Matese.

La mozione richiama la necessità di considerare le specificità dei territori riconosciuti come aree disagiate e di individuare soluzioni organizzative capaci di garantire adeguati standard di assistenza materno-infantile.

Il Comitato ha inoltre ricordato l’uscita della Campania dal Piano di rientro sanitario e la richiesta di un incontro urgente con il presidente della Regione avanzata congiuntamente dai sindaci dei tre Comuni interessati.

Passaggi considerati importanti, ma che, secondo Emilio Iannotta, devono ora tradursi in decisioni amministrative, investimenti e interventi verificabili.

L’approvazione di una mozione consiliare, infatti, non determina automaticamente la revoca dei provvedimenti precedenti, rendendo necessari ulteriori atti da parte degli organismi competenti.

«Non chiediamo deroghe alla sicurezza; chiediamo una nuova istruttoria fondata su sicurezza reale, geografia, distanze, tempi di percorrenza, flussi effettivi delle partorienti e prospettive di riqualificazione dei presìdi», ha precisato il presidente del Comitato.

Una posizione che punta a conciliare la necessità di garantire condizioni cliniche appropriate con quella di evitare che le difficoltà geografiche diventino un ulteriore ostacolo all’accesso alle cure.

La riflessione proposta durante l’incontro ha però riguardato anche il futuro complessivo degli ospedali territoriali.

La questione dei punti nascita, pur rappresentando il motivo immediato della mobilitazione, si inserisce infatti in una problematica più ampia che comprende il funzionamento dei servizi di emergenza-urgenza, la disponibilità di specialisti, le attività diagnostiche, gli organici e l’integrazione tra ospedale e medicina territoriale.

Per il Comitato Pro Ave Gratia Plena, la salvaguardia delle strutture non dovrebbe limitarsi al mantenimento formale di singole unità operative, ma inserirsi in un progetto di rafforzamento dell’intera rete sanitaria.

In questa direzione si colloca il «Patto per la Salute del Matese e dell’Alto Casertano», proposta avanzata dal Comitato di Piedimonte Matese per promuovere una programmazione condivisa e sostenere il miglioramento dell’assistenza.

Dalla piazza di Sessa Aurunca, Emilio Iannotta ha proposto anche la costituzione di un coordinamento stabile tra i comitati impegnati nella difesa degli ospedali di Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri.

L’obiettivo è mantenere un confronto costante, condividere documenti e dati, organizzare iniziative comuni e formulare proposte da sottoporre alle istituzioni regionali.

Una collaborazione che dovrebbe superare le rivalità territoriali e valorizzare gli interessi condivisi delle popolazioni, evitando che la difesa di un ospedale venga percepita come una contrapposizione con le esigenze di un altro.

«Non vogliamo contrapporre Sessa a Piedimonte, o Piedimonte a Sapri. Non vogliamo contrapporre sicurezza e prossimità: vogliamo entrambe».

Il messaggio rivolto alla piazza è stato accompagnato dalla richiesta di mantenere la mobilitazione autonoma rispetto alle appartenenze partitiche, concentrando il confronto sui bisogni sanitari dei cittadini.

«Sessa non è sola. Piedimonte non è sola. Sapri non è sola. Camminiamo insieme, senza protagonismi e senza bandiere di partito, per il diritto alla salute di tutti. Non chiediamo favori: chiediamo diritti».

Parole che sintetizzano il significato della mobilitazione e la volontà di mantenere alta l’attenzione sul futuro dei presìdi ospedalieri.

La vicenda dei punti nascita di Sessa Aurunca e Piedimonte Matese pone, del resto, una questione che va oltre i confini della provincia di Caserta: come assicurare servizi sanitari sicuri ed efficienti nei territori segnati da spopolamento, invecchiamento e difficoltà nei collegamenti?

Una domanda che richiede risposte fondate su dati clinici, caratteristiche geografiche, organizzazione dell’assistenza e disponibilità delle risorse, senza trascurare le esigenze delle famiglie che vivono nelle aree più distanti dai grandi centri ospedalieri.

Il confronto tra comitati e istituzioni proseguirà ora sul terreno delle decisioni concrete, con l’obiettivo di verificare se e attraverso quali interventi sia possibile conciliare gli standard di sicurezza con un’adeguata presenza dei servizi sul territorio.

La tutela della salute non riguarda soltanto il funzionamento dei singoli ospedali, ma anche la capacità di garantire a ogni cittadino condizioni di accesso alle cure compatibili con la propria dignità e con le necessità della vita quotidiana.

Su questo principio Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri intendono continuare a far sentire la propria voce: non una competizione tra comunità, ma una richiesta condivisa affinché il diritto alla salute rimanga concretamente esercitabile anche dove le distanze sono maggiori e i servizi più difficili da raggiungere.